Matilde Sambo, Sottile instabilità, 2021, AnonimaKunsthalle, installation view. Foto di Giovanni Sambo
Lo spazio R + S / AK si presenta come un insieme composito di ambienti: diviso in una stanza principale e tre sale che le ruotano attorno, abitate a loro volta da tre realtà espositive autonome e indipendenti le une dalle altre. Presso la stanza più piccola delle tre risiede dal 2016 AnonimaKunsthalle, dove nasce l’installazione site specific di Matilde Sambo, curata da Clara Scola.
In AnonimaKunsthalle, uno spazio davvero intimo, si può accedere in massimo due persone per volta, e per questo si presta alla perfezione ad ospitare installazioni che, in un qualche modo, creano sempre un’interazione con lo spettatore il quale, invitato a entrare, si ritrova completamente immerso nel lavoro esposto, quasi ne facesse parte anche lui, o lei.
È sulla base di questa caratteristica del luogo che Sambo ha concepito “Sottile instabilità”. L’artista ha ricoperto due pareti della stanza di elementi per lo più organici, fatti di fogli di soia e costellati di spine di acacia secche, i quali mettono in una situazione di allerta e pericolo il visitatore che entra così a tutti gli effetti a fare parte dell’opera.
La ricerca dell’artista studia infatti la relazione tra organico e artificio umano, nello specifico si concentra su come l’umano abbia sempre imitato la natura per produrre le proprie armi, fin dalle più semplici e antiche, come le schegge di selce, che ricalcano la forma degli aculei vegetali. L’essere umano nasce infatti come preda, senza difesa né offesa, ma vuole diventare predatore imparando da ciò che gli sta vicino: la natura, la quale, per sua indole, cresce difendendosi. Nel caso specifico delle spine di acacia, esse sono sia difesa che offesa: da esse nasce infatti anche la foglia della pianta, ovvero da qualcosa che appare concluso nella sua irruenza, la vita invece si perpetua.
“Sottile instabilità” è composta dunque da piccole armi, le spine, che trafiggono la pelle ruvida dei fogli di soia, come se penetrassero dall’esterno all’interno di AnonimaKunsthalle, attraverso la pelle dello spazio accedono al suo interno in maniera aggressiva e irriverente, ma pur sempre aggraziata ed elegante, come spesso accade in natura – non sono forse le rose, con tutte le loro spine, i fiori più noti, iconici e imitati? – esse pungono ma la loro leggiadria arriva ad affascinare i più. Allo stesso modo le spine di acacia, installate a Varese, mettono a rischio la visita dello spettatore, il quale però è al contempo attratto e ammaliato dall’atto tanto violento.
Lo scopo di Matilde Sambo è porre i fruitori in una situazione di allarme in cui, interagendo con questo organismo installato negli spazi di AnonimaKunsthalle, ci si ritrovi costretti a prestare più attenzione al proprio corpo e ai propri movimenti, interagendo a 360 gradi con l’opera, proprio come se fosse viva. Chi entra è invitato a salvaguardare la propria integrità, ma anche quella della struttura che, con le sue spine, offende e disarma. Così facendo Sambo propone una riflessione sul rapporto che da secoli intercorre tra l’umano e la natura, invitando a una pratica della cura di sé e del proprio intorno, contro una visione opportunistica dell’organico.
Parte ludica dell’installazione è la presenza di un finto ramo di acacia in bronzo, composto dall’artista appositamente per la mostra. Tale stelo interagisce perfettamente con tutti i suoi simili vegetali, mimetizzandosi nell’insieme. Scorgere le spine finte è tuttavia pressoché impossibile, essendo uniche ma identiche alle altre. Quello che va a costituirsi è allora un aspetto giocoso dell’installazione, che concorre a creare una sorta di complicità tra l’artista e il visitatore nel momento in cui il “falso” viene svelato.
Un passaggio ulteriore della ricerca dell’artista è infine ora esposto nelle sedi di Fonderia Artistica Battaglia, a Milano, dove l’artista, compiendo un passo in avanti rispetto all’installazione presente a Varese, si concentra adesso sulla manifattura delle armi artificiali e sul concetto di combattimento. In particolare, Sambo approfondisce l’esperienza del colpo, la stessa che a Varese trafigge i fogli di soia con le spine di acacia, a Milano è rappresentata in un video, testimonianza di una sua performance.
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