Megadeath, Spazio Rivoluzione, ROMA
A cura di Adalberto Abbate, MEGADEATH, ha ospitato opere di Adalberto Abbate, Paolo Canevari, Mario Consiglio, Lorenzo D’Anteo, Joseba Eskubi, Sandro Mele e Calixto Ramirez che attraverso i lavori esposti hanno riflettuto sul timore di un’incombente apocalisse contemporanea, rendendo omaggio al Thrash Metal, uno dei linguaggi della controcultura degli anni della Guerra del Golfo o della Guerra Fredda, e recuperando una forza comunicativa, oggi percepita come necessaria vista l’urgenza di quanto avviene nella nostra contemporaneità.
Sono in effetti i temi dell’attualità (politici, storici, sociali, sessuali, identitari, ecc.) a caratterizzare i percorsi espositivi dello spazio, ideato e aperto da Adalberto Abbate a Palermo nel 2018, che prende il nome da piazza della Rivoluzione, e nella quale ebbero luogo le sommosse del popolo siciliano contro il regno borbonico, nel 1848 anno simbolo per le rivendicazioni e le battaglie risorgimentali.
Spiega Abbate a proposito del nuovo spazio aperto a Roma «Gli artisti di Spazio Rivoluzione aprono un nuovo avamposto di cultura indipendente per potenziare relazioni, confronti e pratiche condivise. Abbiamo scelto Roma per la sua forza contraddittoria e vitale, per la sua storia di resistenze e rinascite, per la sua interculturalità che abita le differenze e le trasforma in nuovi linguaggi. La seconda sede sorge in un luogo carico di memoria, attraversato da tensioni antinaziste e da desideri di libertà: un terreno fertile per continuare a immaginare un’arte che sia anche azione sociale e politica. Apriamo questo spazio per crescere insieme, per ampliare il nostro orizzonte di ricerca e per dare forma a un valore che non si misura in profitto ma in vita condivisa. Perché vogliamo continuare a lottare, discutere e protestare a modo nostro. E mentre il sistema culturale gioca al Monopoli, noi scegliamo di costruire significati, relazioni e possibilità reali».
La sede di Via del Savorgnan 60 è particolarmente significativa perché vi si trovava la forneria di Pietro Cipriani, un militante antifascista che riforniva di alimenti la brigata partigiana rivoluzionaria di Bandiera Rossa della II Zona. Il pane e la farina che Pietro Cipriani forniva dietro contributo erano utili al sostentamento non solo delle Bande partigiane, ma anche delle famiglie, dei carcerati e di quanti erano costretti a fuggire la persecuzione nazi-fascista.
Durante la Resistenza, in questi luoghi, si nascosero armamenti e si coordinarono azioni di propaganda patriottica, severamente puniti dalle SS e dal Tribunale militare tedesco. Inoltre Via del Savorgnan è nel quartiere di Torpignattara, uno dei più etnicamente diversificati con una forte presenza di comunità straniere, zona da sempre nota per la sua tendenza antifascista e protagonista della scena durante il ‘68 per il sentito fermento che la animò con occupazioni di scuole e centri sociali.
La scelta di luoghi così suggestivi – sia a Palermo sia a Roma – per far nascere sedi espositive non è secondaria: l’intento di Abbate e degli artisti suoi collaboratori è in effetti quello di restituire all’Arte il ruolo centrale che deve avere nel dibattito politico e sociale, provocando e suscitando riflessioni, fornendo punti di vista inediti sulla realtà e sulla percezione che ne abbiamo. Un’idea nata con lo slancio che scaturisce dal coraggio e dalla ferma volontà di far riemergere gli artisti chiamandoli a esprimersi e a vivificare un dibattito pubblico altrimenti inderogabilmente lasciato agli spazi estranianti e futili dei social network.
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