Tre Scenari sulla Percezione del Tempo - Numero Cromatico
All’alba del 9 dicembre 2021 inaugurava, nel project space di Numero Cromatico, il secondo atto di “Tre Scenari sulla Percezione del Tempo”, un progetto espositivo di carattere ambientale e immersivo. Con sede a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, l’ambiente viene ancora una volta trasformato con l’intenzione di creare un’esperienza totalizzante che inneschi nel fruitore interazioni percettive e introspettive, che seguano il motivo di studio e ricerca del collettivo.
«Abbiamo deciso di dividere il programma in tre atti, La Memoria, La Visione e L’Attesa, partendo dal pensiero di Sant’Agostino, secondo il quale la concezione del tempo consiste solo nella forma presente, rivolta al passato e al futuro», introducono i membri di Numero Cromatico.
Questo porta a interrogarci sulla natura di tali momenti, sull’unicità o molteplicità della realtà fino alla messa in discussione della visione stessa, da cui prende il titolo l’esposizione, non intesa come processo fermo alla concezione della forma, bensì come fenomeno multicomponenziale.
Se nel primo atto, inaugurato al tramonto come simbolica allusione all’antecedente, le opere d’arte si componevano di epitaffi all’interno di quadrature floreali, con la nuova esposizione sono le rielaborazioni delle poesie d’amore del Novecento a occupare interi arazzi in lana. «Il loro carattere di scrittura, in stampatello e volutamente impreciso, seppur tracciato, sembra essere stato realizzato a mano come richiamo al lavoro artigianale e come contrasto al discernimento casuale dell’intelligenza artificiale che li produce. Quest’ultima si chiama I.L.Y., acronimo di I Love You», spiega il collettivo durante una nostra conversazione.
Parallelamente al precedente, lo spettatore attraversa uno percorso multisensoriale e multidisciplinare, ragionato e costruito per attivare una forma di scambio, sempre nuovo, tra l’apparato espositivo e i singoli dispositivi che lo caratterizzano.
All’entrata, il primo incontro avviene con le parole: “Lascia che io ti veda”, facenti invito a una veduta tangibile del presente. Prima vi è la prospettiva monocroma di un’architettura murale, muta e compatta; poi uno spazio, la cui ambiguità è acutizzata dalla forma serpentina del suo andamento, che invita alla perlustrazione e alla contemplazione. L’uomo si ritrova nella veste di visitatore e le creazioni che incontra si manifestano non davanti ai suoi occhi, bensì come apparizioni laterali che posseggono il valore di presenza e continuo stimolo all’indagine e alla narrazione.
«La scelta di esporre le opere “al contrario” è data dal fatto che una volta passato, noti a livello percettivo cosa ci sia dietro di te, fino a renderti conto, soltanto dopo e con la coda dell’occhio, di star intravedendo delle immagini e dei colori. Varcata la soglia sei continuamente costretto a girarti per poter osservare con attenzione quello che accade intorno», afferma Numero Cromatico.
Elementi artificiali e naturali, suoni e testi, come le trame degli arazzi che costellano il percorso, si intrecciano in un unico fenomeno sinestetico, sintetizzandosi senza mai accumularsi.
Le tracce tattili della prima mostra, quali la paglia e la plastica, si manifestano nella loro forma mutata che lascia spazio ad altre identità e a un finale sospeso, conoscibile in punta di piedi sull’uscio, con una mano che trattiene il battente a metà.
Il fruitore si lascia guidare dai riferimenti che incontra, come le rivelazioni sparse di “un’arte aperta”, la cui varietà visiva, olfattiva e uditiva permette di ampliare le possibilità delle interpretazioni verso l’abluzione nella continuità e nella coesistenza.
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