© Katharina Schiffl
A Vienna, lo spazio urbano torna a essere terreno di sperimentazione artistica con Infinity of Light, la nuova installazione monumentale di Billi Thanner che, a partire dal 16 dicembre 2025, ha illuminato le torri della Votivkirche e che continuerà ad essere visibile nel cielo della capitale austriaca fino all’1 agosto 2026. Quattro anni dopo il successo di Himmelsleiter (Stairway to Heaven), l’artista viennese riprende il dialogo con uno dei luoghi simbolo della città, intervenendo ancora una volta su un’architettura storica attraverso il linguaggio della luce.
L’opera consiste in una scultura luminosa in alluminio di 28 per 8 metri, sospesa tra le due torri neogotiche della chiesa e modellata nella forma di un otto orizzontale, simbolo dell’infinito sin dall’antichità. Il numero otto non è scelto casualmente: sono infatti otto i minuti che la luce impiega per viaggiare dal sole alla Terra. Da questa costante fisica Thanner costruisce una metafora spaziale di continuità, equilibrio e connessione, trasformando un dato scientifico in un’esperienza percettiva condivisa.
Nonostante il suo posizionamento tra le torri gotiche di una chiesa, Infinity of Light evita deliberatamente ogni enfasi religiosa o ideologica, preferendo una dimensione aperta, contemplativa, in cui la luce diventa elemento di relazione tra architettura, città e corpi. «L’opera apre uno spazio di percezione — tra costruzione, luce e noi esseri umani», spiega l’artista, sottolineando il carattere esperienziale dell’intervento.
Il confronto con l’architettura della Votivkirche è centrale: la linea orizzontale dell’infinito attraversa la verticalità delle torri gotiche, creando una tensione visiva che ridefinisce la percezione del monumento e dello spazio circostante. L’otto reclinato si trasforma così in una sorta di struttura architettonica temporanea, una soglia luminosa che invita ogni passante che ha alzato lo sguardo a rallentare.
Interessante è anche il contesto produttivo dell’opera: Infinity of Light è stata infatti realizzata interamente con fondi privati e Thanner ha addirittura rinunciato al proprio compenso e qualsiasi tipo di sovvenzioni pubbliche e contributi ecclesiastici. Una scelta che riflette una posizione precisa sull’autonomia dell’arte nello spazio pubblico. «L’arte dovrebbe essere visibile a chiunque voglia vederla», afferma l’artista, ribadendo la sua concezione di un gesto artistico che debba essere libero, accessibile e non vincolato da logiche istituzionali.
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