Canastilla de flores. Juan de Arellano
Una piccola, grande mostra. È quella ospitata dal Museo di Belle Arti di Siviglia, fino al 16 marzo 2025, dal titolo Da El Greco a Zuloaga. Capolavori dell’arte spagnola dal Museo di Belle Arti di Bilbao, che propone una selezione di 26 dipinti e due sculture rappresentative della qualità della collezione di opere di scuola spagnola conservata dal museo portoghese, riflettendo, tra i vari aspetti, sull’evoluzione dell’arte in Spagna dalla fine del XVI secolo agli inizi del XX secolo.
Un’occasione utile anche per esplorare un museo che vale la pena conoscere e scoprire, nel cuore della città spagnola, non soltanto per apprezzare o approfondire la conoscenza del genius loci Bartolomé Esteban Murillo – la cui immagine campeggia fiera, scolpita nel bronzo, anche nella piazza a lui dedicata di fronte all’edificio -, ma anche per godere della piacevole esperienza che la struttura è in grado di offrire, a tutti. Con un’organizzazione impeccabile, un allestimento perfetto e un percorso più che gradevole tra una stanza all’altra del palazzo, attraverso i suoi splendidi chiostri ricchi di verde e di aranci indondati dal sole, come il resto della città. Con l’ulteriore merito di essere fruibile davvero a tutti, non solo per i soggetti con disabilità motorie ma anche per le persone con disabilità visiva, per i quali è stata progettata una risorsa che consiste in un libro tattile-visivo con sei opere scelte dall’esposizione.
Ma torniamo alla mostra “prestata” da Bilbao: il percorso espositivo è organizzato in tre aree. La prima, Dalla tavola all’orizzonte, riunisce un gruppo eccezionale di artisti che hanno abbandonato la rappresentazione di temi religiosi e perfino della figura umana, per affrontare magistralmente la natura morta e il paesaggio; Oltre la superficie. Portraits esplora il modo in cui monarchi e nobili cercavano di trasmettere una proiezione di se stessi che la storia implacabile è stata responsabile di contrastare; infine, Luci e ombre della devozione. L’Arte Sacra esamina l’impatto della Controriforma sulla produzione di immagini pie che cercavano di rafforzare la fede in mezzo all’oscurità.
La mostra mette poi in risalto la tela L’Arena di Siviglia di Mariano Fortuny, recentemente acquisita dal Museo di Belle Arti di Bilbao e che viene presentata per la prima volta al pubblico in un contesto molto vicino a quello che magistralmente rappresenta: una ragione ulteriore per visitare la mostra, che si aggiunge alla selezione di opere realizzata da José Luis Merino Gorospe – curatore di Arte Antica al Museo di Belle Arti di Bilbao e nonché della mostra – che comprende pittori importanti come El Greco, Francisco de Zurbarán, Murillo, Luis Paret, Francisco de Goya e Ignacio Zuloaga.
Ma oltre a presentare principalmente dipinti, come detto, la mostra propone anche due piccole sculture in legno a tema religioso: Calvario (1576 circa -1580) di Juan de Anchieta e Dolorosa (c. 1754-1756) di Juan Pascual de Mena. Per una completa esaltazione dell’arte locale. Senza contare, peraltro, che oltre che a Murillo, Siviglia vanta anche il fatto di aver dato i natali a un altro pittore di primissimo piano come Diego Velàzquez, che si può ammirare all’interno del Museo, oltre a ritrovarlo in una delle piazze del centro.
Insomma, se Siviglia merita senz’altro una visita, una ragione in più per farlo è questa mostra che, pur nella sua ristrettezza, propone comunque un piacevole percorso, nella storia dell’arte e negli spazi di una struttura decisamente accogliente.
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