El Greco, Guarigione del cieco, 1573-74, olio su tela, 50x61 cm
La vita degli artisti non è certo facile, ma anche il seguito regala spesso sorprese strane e poca pace. Qualche autore infatti viene riscoperto tardi, quando la sua stella è ormai pronta a fissarsi in cielo o è già partita per nuovi mondi. Qualcun altro non fa nemmeno in tempo ad accorgersi di aver ricevuto consensi che il destino beffardo tiene in serbo una rapida inversione di rotta: e così gloria e fama certa non sono garantite nemmeno per l’artista che ha avuto successi. Persino il Tiepolo, dopo la scomparsa che lo colse a Madrid e l’avvento dell’era neoclassica, dovette aspettare parecchi anni e scontare un po’ di inspiegabile oblio prima di essere riscoperto un secolo dopo da Francesco Hayez ed esser collezionato da personalità illustri e colleghi classici come Antonio Canova e altri.
Dimenticato ad arte, anche se in vita fu pittore di Re Luigi XIII, risultava pure George de La Tour, autore di notturni magnificamente lirici che necessitarono di ben tre secoli (e di un articolo di Hermann Voss) per riemergere dalle loro stesse tenebre. Fu scordato per ingiustizia, certo, ma anche le numerose guerre che tormentarono la Lorena, la regione in cui visse, spostarono inevitabilmente l’attenzione su temi più urgenti della pittura e causarono anche la perdita di numerose sue tele e di scritti a lui dedicati, che già erano piuttosto rari. Vittore Carpaccio dopo il successo dei suoi teleri finì apprezzato solo in provincia, mentre nella sua Venezia arrivava la rivoluzione del colore, con Tiziano e Giorgione. E così si trovò il ben servito, fino a che un giorno venne servito lui, nella forma di un famoso piatto crudo all’Harry’s bar di Venezia, nato dalla fantasia di Giuseppe Cipriani che si ispirò ai rossi delle sue pitture carnali. Jean-Honoré Fragonard fu dimenticato già in vita e morì piuttosto povero. Venne ripreso un secolo dopo la sua scomparsa, grazie a un articolo di Billet Doux nel Cronier Sale di Parigi. L’anno successivo lo scaltro mercante Joseph Duveen gli dedicò una mostra in galleria e così ricominciò l’interesse e l’inizio della meritata ascesa. I collezionisti erano disposti a pagare così profumatamente i suoi lavori che Fragonard divenne proprio un famoso raffinato profumo: fresco e delicato, come le sue tele.
Sandro Botticelli ebbe sorte alterna e caduto il favore mediceo non fu più considerato, aggirandosi per Firenze, solo e malandato. Mentre Caravaggio dovette attendere i primi anni del ‘900 e una mostra riassuntiva del mitico Roberto Longhi per rendergli giustizia. Del resto, con essa, ebbe anche in vita più d’una controversia. Bartolomeo Manfredi fu accusato di falsificare le opere del Caravaggio e solo in tarda epoca la sua fama fu ripulita al punto da guadagnarsi una stanza agli Uffizi tutta per sé e meritata.
Al Pontormo non ci si interessò più fino al Novecento e grazie al saggio Friederick Mortimer Clapp si cominciarono ad apprezzare certe bizzarre scelte, che agli espressionisti piacquero molto. E analoga stramba sorte si presentò per El Greco, giudicato folle o stravagante fino a fine ‘800, e si disse addirittura che le sue figure allungate si potevano far risalire a problemi di vista o all’uso di marijuana frequente. Francisco de Zurbarán non morì povero perché qualche soldo da parte l’aveva tenuto, ma le commissioni importanti erano passate tutte al più giovane e promettente artista giunto a Siviglia: Bartolomé Esteban Murillo.
E quello fu l’inizio del suo declino. Ingiusta sorte l’ebbe pure Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, la cui fama fu sequestrata per secoli rimanendo nell’angolo come la sua pupilla, ferma in alto nell’occhio destro fin dalla culla (come racconta il suo celebre biografo Carlo Cesare Malvasia). D’altronde le sue pitture furono definite detestabili dall’influente critico John Ruskin, che forse non apprezzava i suoi cambiamenti di stile e le inversioni di rotta frequenti: dalle influenze ferraresi degli inizi, a quelle caravaggesche, per poi terminare con l’occhio attento alla pittura del Reni. O forse il critico inglese non amava i suoi paesaggi scenici e contemplativi tipici, atti a suscitare le emozioni provate dai suoi personaggi letterari o biblici. O forse ancora a Ruskin parve strana quell’abitudine del Guercino di farsi pagare dai 25 ai 50 ducatoni per ciascuna testa dipinta, come risulta dal suo sopravvissuto libro dei conti. Di fatto il pittore fu dimenticato presto, poco dopo che a 75 anni si spense. La riscoperta arrivò solo a distanza di tre secoli per la dedizione di Sir. Denis Mahon, che ad inizio ‘900 cominciò a studiarlo su consiglio di Nikolaus Pevsner. E mentre il Sir studiava, qua e là si comprava anche le sue tele a prezzi davvero di comodo: con sole 80 sterline si aggiudicò da Sotheby’s il Ratto d’Europa del 1637, dipinto per il re di Polonia Ladislao IV. L’unico suo rivale nell’asta fu il corniciaio Wiggins, interessato – pensate – alla sola vecchia cornice.
Nicola Mafessoni è gallerista (Loom Gallery, Milano) e amante di libri (ben scritti). Convinto che l’arte sia sempre concettuale, tira le fila del suo studiare. E scrive per ricordarle.
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