Categorie: arteatro

A TEATRO!

di - 22 Novembre 2017
L’ultimo spettacolo Acqua di colonia di Frosini/Timpano parla del colonialismo. Ma potrebbe parlare di qualsiasi altro evento della storia del nostro Paese e l’obiettivo del duo resterebbe lo stesso.
Elvira Frosini e Daniele Timpano aspettano il pubblico impazienti in proscenio in attesa che si accomodi. La scena è completamente vuota, solo una piccola sedia, di quelle usate dai bambini all’asilo, dove sta una ragazza di colore. Rimarrà muta fino alla sua uscita di scena.
Lo spettacolo inizia con una riflessione/confessione: cosa proviamo quando, seduti a fare un aperitivo con gli amici, veniamo molestati da un vucumprà che ci vuole vendere accendini e rose? Perché sono arrivati qui? “È tutta colpa del colonialismo”.
Ma che cos’è questo colonialismo? Il pubblico, lo spettatore ignorante, deve essere informato, istruito, e a questo ci pensano loro, Frosini e Timpano appunto, che con brevi riassunti offrono pillole storiche sui sessanta anni in cui l’Italia è stata tra le protagoniste del colonialismo africano. Il duo romano immagina dunque di mettere in scena uno spettacolo teatrale (qui inizia il gioco del teatro nel teatro), in cui i primi ignoranti bisognosi di ripassare quella pagina oscura sono proprio loro due. Muovendosi per l’ampio palco vuoto, i due attori iniziano a intonare canzoni patriottiche e coloniali, con tutto il loro implicito razzismo, a mimare cartoni animati, a spiegare gli interessi internazionali, tirano in ballo Pierpà (ovvero Pasolini) oltre che noti studiosi di colonialismo e multiculturalismo. Fino al monologo strappacuore con cui Karen Blixen conclude La mia Africa, che tutti ricordano nell’interpretazione di Meryl Streep.

Due ore di spettacolo, intenso e senza tregua, il tutto in un duplice livello di ironia che crea un cortocircuito di risate nel quale si alternano senso di colpa e sano menefreghismo: mica dobbiamo assumerci le colpe dei padri?
È un doppio legame, ovvero “una situazione in cui la comunicazione tra due individui, uniti da una relazione emotivamente rilevante, presenta una incongruenza tra il livello del discorso esplicito e un altro livello non verbale, detto metacomunicativo, e la situazione sia tale per cui il ricevente del messaggio non abbia la possibilità di decidere quale dei due livelli sia valido e nemmeno di far notare l’incongruenza a livello esplicito”, spiegano Frosini/Timpano.
È una doppia ironia che crea smarrimento. Non basta sapere, essere informati. Non c’è una soluzione a portata di mano, non si capisce da che parte stare. Frosini/Timpano espongono dati, raccontano fatti, citano guide turistiche e fonti autentiche, ridono dell’immaginario coloniale, ma alla fine offrono solo tre parole: Italiani Brava Gente.

Acqua di colonia è uno spettacolo divertente che racconta una vicenda storica terribile, ma nel quale manca il senso risolutivo del tragico. Apre questioni sulla responsabilità personale e collettiva, ma non regala facili chiavi di interpretazione, e non vuole darne. Tocca al pubblico costruirsi una coscienza politica. E per costruirsela non bastano nemmeno le frasi a effetto del compagno Pierpà. Timpano, con la sua apparente ingenuità, smonta la figura del narratore-profeta, garante della verità. Fabbrica dubbi, si perde nella complessità della conoscenza storica, è un interlocutore senza orecchie che non è capace di rispondere ma che sa come provocare e creare angoscia.
Con la sua riflessione sul colonialismo italiano, Acqua di colonia offre una utile lezione sul passato del nostro Paese, ma è prima di tutto una occasione per parlare della nostra coscienza politica e sociale, inesistente e inerme. Il colonialismo diventa uno specchio sul nostro presente, che vive dei rimpianti e delle recriminazioni di un passato che si fa eterno e che risucchia il nostro futuro. Siamo un popolo che vive in un limbo nel quale ognuno crogiola soddisfatto perché noi siamo “italiani brava gente”. Mica possiamo assumerci le colpe dei nostri padri. Ma che diranno i nostri nipoti del modo in cui oggi stiamo trattando chi ci vuol vendere l’accendino?
Giulia Alonzo

Acqua di Colonia
di Elvira Frosini e Daniele Timpano
regia Elvira Frosini e Daniele Timpano
Visto al PimOff di Milano martedì 31 gennaio.
Prossime repliche
28 febbraio, 1 e 2 marzo, Teatro India, Roma
12 marzo, Teatro Nobel per la pace, L’Aquila
9 aprile, Teatro Civico di Sinnai (Ca)
22 aprile, Salerno
5 maggio, Florian Teatro, Pescara

Dopo gli studi al Politecnico di Milano e all'Accademia di Belle Arti di Brera, collabora con diverse testate di teatro e arte. Studiosa di arti visive, design e spettacolo dal vivo, è particolarmente interessata alla ricezione e alla simbologia delle opere d'arte nella società contemporanea. Attualmente impegnata nello sviluppo del portale trovafestival.com, la cultura in movimento.

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