La Tragedia Endogonidia manifesta la continua ricerca degli artisti di una forma di comunicazione altra, che investe lo spettatore colpendolo emotivamente e razionalmente con una “super realtà” dipinta con i toni dell’incubo e portata in scena con terrificante concretezza. L’immediatezza del messaggio non è affidata alla parola, ma ad un suggestivo simbolismo che agisce sulla totalità dei sensi dello spettatore. Attingendo dall’immaginario collettivo della società contemporanea la Socìetas Raffaello Sanzio utilizza simboli in grado di
La rielaborazione di un brano di Scott Gibbons ad opera di Claudia Castellucci invade la sala ad altissimo volume rend endo impossibile qualsiasi altra percezione sonora; nessun attore infatti parla. Lo spazio dell’oratorio San Filippo Neri viene sapientemente utilizzato, l’architettura candida e imponente conferisce austerità e freddezza ai movimenti degli attori già di per sé marziali e meccanici. Essa, inoltre, si offre come base per il contrasto chiaro-scuro più volte presente nelle scenografie della compagnia: gli attori sono vestiti di nero, neri i veli che pendono dal soffitto, nero il candelabro a sei braccia al centro della scena e lo stendardo che viene alzato a metà spettacolo da uno degli attori. Su di esso compaiono dei segni bianchi, chiari e indecifrabili che stimolano e lasciano insoddisfatta la curiosità dello spettatore, nel perfetto stile della Socìetas che in altri spettacoli aveva già utilizzato questo alfabeto criptico e misterioso.
Gli spettatori vengono introdotti, a piccoli gruppi, direttamente nello spazio scenico in
La luce bassa proietta sul fondale di marmo chiaro le ombre degli attori, quasi a crearne un doppio ingigantito e inconsistente in cui anche i tratti somatici, unico segno di identificazione, scompaiono.
Ad un occhio attento non sfuggono dettagli della scenografia e dell’interpretazione che suggeriscono un parallelo con le realtà della dittatura e dell’antisemitismo. La violenza non avviene sulla scena, ma nella mente di chi la osseva, tutto concorre alla creazione di angoscia ed inquietudine; un teatro della crudeltà in cui si denuncia un malessere collettivo senza la presunzione o la possibilità di trovarne una cura.
E’ attraverso la presentazione di questo spettacolo assurdo che la Socìetas Raffaello Sanzio vuole mostrarci l’assurdità intollerabile della realtà che ci circonda.
daniela broggi
spettacolo visto il 24 gennaio 2004
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giri di parole che sottintendono vuoti di comprensione e "perbenismo".
niente di nuovo e delirante inconsapevolezza!
Ormai il linguaggio del cinema sconfina nel teatro!