Categorie: arteatro

arteatro_contaminazioni | Sidi Larbi Cherkaoui

di - 16 Febbraio 2010
Chiamato
a dirigere la sesta edizione di Equilibrio – Festival Della Nuova Danza di
Roma, Sidi Larbi Cherkaoui ha
voluto mettersi a nudo. Ma nessuno scandalo. Soltanto un festival che nasce
“addosso” al suo direttore artistico, quasi fosse una macchia di umido lasciata
su un vetro dal suo respiro. Non è un caso che l’edizione 2010 di Equilibrio si
presenti come un focus sulla danza contemporanea del continente americano e
che, allo stesso tempo, Sidi Larbi Cherkaoui decida di aprire il festival con Orbo
Novo
, sua ultima produzione
coreografica nata da un forte legame con la scena americana e siglata dalla
collaborazione con la Cedar Lake Contemporary Ballett di New York.
Sidi
Larbi Cherkaoui non è soltanto un artista eccentrico e poliedrico, è anche una
figura eclettica. Una personalitĂ  stratificata. Figlio di padre marocchino e
madre belga, cresciuto in una scuola coranica, è un intellettuale nomade che
ama il baratto culturale, da risolversi in una sorta di poesia del melting-pot. Studioso delle differenti religioni, Cherkaoui si
immerge in atmosfere profondamente spirituali, sospese tra Occidente e Oriente,
costruendo dal loro intreccio non banale la propria poetica. Poetica segnata da
una sottile forma di scissione, sempre alla ricerca di una “umana nostalgia
dell’interezza
”, come la
chiamerebbe Elémire Zolla.
Dalle
scene livide e aspre di Zero degrees, nato dall’incontro con Akram Khan, danzatore originario del Bangladesh, passa alla collaborazione con Maria
Pagès
in Dunas, tingendo il suo repertorio dei colori del flamenco
spagnolo, quindi ritorna ai silenzi dell’Oriente. Vive a contatto con una
comunità di monaci Shaolin per condurli in scena nell’incantevole Sutra. In seguito dall’armonia e dalla spiritualità
cinese approda nel “Nuovo mondo”.

Orbo
Novo
è uno spettacolo reduce della
precedente esperienza orientale dalla quale Sidi Larbi trascina gli spettatori
dell’Auditorium di Roma in atmosfere profuse di rimandi spirituali. I suoi
danzatori si muovono all’interno di una struttura di pareti mobili, rosse,
formate da griglie di quadrati. Queste pareti costruiscono labirinti, metafora
dei percorsi mentali indagati nel volume della dottoressa Jill Bolte Taylor: La
scoperta del giardino della mente
.
Dal testo il coreografo estrae alcune parti per analizzarle musicalmente e
lasciarle cantare (recitare) dai danzatori in scena. Il primo approccio al
continente americano avviene dunque attraverso la lingua, l’inglese, alternato
– in contrappunto musicale – all’italiano. Il testo, focalizzato sulla contrapposizione
dell’emisfero cerebrale destro e dell’emisfero cerebrale sinistro, apre una
serie di interpretazioni alle immagini che da questo momento in avanti i
danzatori produrranno in scena. Quello del recitato è sicuramente un momento
didascalico, ma Cherkaoui sa esattamente dove condurre lo spettatore.
Costruisce
dunque uno spettacolo estremamente calligrafico, sorprendente in virtĂą della
sua calligrafia. Pone attenzione minimale alla fisicitĂ  dei danzatori che
ricalcano stereotipi di bellezza prettamente occidentale (visi puliti, corpi
maschili muscolosi, corpi femminili leggeri, immersi in aloni di grazia)
affiancandoli a un numero minore di caratteri orientali. Quindi lascia denudare
questi corpi per contrapporne colore, calore e sesso. L’emisfero occidentale
prevale su quello orientale, l’uomo prevale sulla donna (il numero dei
danzatori di volta in volta in scena è maggiore di quello delle danzatrici, gli
uomini si spogliano da soli mentre le danzatrici donne sono spogliate dagli
uomini) ma poi i corpi si aggrovigliano, si incollano, si aggrumano in un
perfetto equilibrio tra sinistra e destra, tra passato e futuro, tra i poli
opposti della mente umana.

Seppur
lontani da Sutra, i danzatori
conquistano il loro nirvana, fin
quando le pareti mobili non riprendono a danzare, scomporsi e contrapporsi
distruggendo l’armonia creata per sostituirla con nuove dicotomie. In questo
irrisolto dualismo, la poetica della scissione di Sidi Larbi Cherkaoui si
risolve in rapporto dialettico: fra teatro(arte) e industria dello spettacolo
che qui si fondono in un androgino
capace di mostrare le proprio
facce.

matteo
antonaci

spettacolo visto l’8 febbraio 2010

la rubrica arteatro è diretta da piersandra di matteo


dal 6 all’otto febbraio 2010
Equilibrio 2010 – Festival della nuova
danza
Info: www.auditorium.com

[exibart]

Articoli recenti

  • Fotografia

Kyoto, cittĂ  della fotografia: cosa abbiamo visto al Kyotographie 2026

Il festival Kyotographie esplora il concetto di limite attraverso mostre tra templi, architetture storiche e spazi urbani, con artisti da…

14 Maggio 2026 12:42
  • Musei

Firenze non è un museo: la nuova identità di GAMB ridisegna anche la città

Firmata da Migliore+Servetto, la nuova identitĂ  visiva di GAMB Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello apre una riflessione…

14 Maggio 2026 11:39
  • Mostre

Andrea Mirabelli porta in pittura il collasso dei simboli politici

Per la sua prima mostra da A+B Gallery di Brescia, Andrea Mirabelli presenta dipinti inediti e una scultura dedicati alla…

14 Maggio 2026 10:35
  • Mostre

Per Sonia Kacem l’ornamento è forma pura: la mostra a Palermo

Per la sua personale a L’Ascensore di Palermo, Sonia Kacem trasforma lo spazio in una superficie di pura forma: una…

14 Maggio 2026 9:29
  • Progetti e iniziative

Arte tra le Dolomiti: due nuove opere in programma per RespirArt 2026

La 18esima edizione di RespirArt porta nelle Dolomiti del Trentino le nuove opere site specific di Antonella De Nisco e…

13 Maggio 2026 18:14
  • exibart.prize

La Fondazione Ado Furlan presenta la mostra personale di Arianna Ellero

La pittura non costruisce immagini: costruisce condizioni. Il segno non descrive, incide; il colore non rappresenta, agisce

13 Maggio 2026 17:08