Se fosse rimasta ancora qualche anima candida a pensare che l’arte nobilita e che tira fuori dall’essere umano la parte più pregevole, dovrebbe guardare l’ultimo lavoro di Yasmeen Godder, presentato all’ultima edizione del DANAE Festival di Milano, dall’emblematico titolo I am mean, I am. La coreografa israeliana si cimenta in una performance di violento corpo a corpo, dove sul ring agli angoli non ci sono due boxeur, ma lo ying e yang del performer: la parte più demoniaca e animale, che è interpretata dalla stessa Godder travestita all’inizio con una terrificante Maschera da animale predatore (di Alona Rodeh) e l’Innocenza infantile del danzatore sognante, incarnata dagli altre tre “creating performers”, Eran Shanny, Maya Weinberg, Dana Yahalomi.
In un gioco psicologico di specchi, l’Alter-ego innocente della coreografa viene, a scanso di equivoci, immediatamente rinchiusa in un box trasparente sul fondo del palco. E da questa zona franca (dalla violenza) lancia i suoi SOS tracciando con della vernice rossa, in puro stile horror, le parole “HELP HER”. Un’azione dinamica e ferale si impadronisce immediatamente dei corpi dei danzatori, in un gioco al massacro in cui, attraverso la mimica facciale e gli impulsi corporei, i protagonisti cercano di allontanare il Mister Hyde annidato dentro di loro. Invano.
Non è la prima volta che oggetto di uno spettacolo sia il processo creativo tout court, ma in questo caso la Godder riesce a mettere a nudo gli step della costruzione coreografica, giocandola sul piano delle dinamiche di potere che si instaurano tra il dominus e gli interpreti: senza scampo, la danzatrice/Doctor Jekyll non può sottrarsi alla vendetta dei danzatori, quando liberata dalla Godder/Mr. Hyde viene abbandonata alle loro ire.
Abile la mossa, di un didascalismo voluto, quella del drammaturgo Itzik Giuli di rendere scenicamente il rapporto di amore-odio che lega durante la preparazione di uno spettacolo gli interpreti al coreografo/regista, seppur non adeguatamente sostenuta dalla musica talvolta monocorde del giapponese Keiji Haino. Ciò che sorprende del lavoro dell’israeliana è il linguaggio coreografico, che scevro da qualsiasi impronta accademica riesce a trasmettere un nuovo alfabeto coreutico, intenso ed espressivo fondendo le nuance tipiche della performance con il ritmo e le dinamiche della danza contemporanea, soprattutto nelle prese del quartetto finale che, come nel momento culmine dei thriller, lascia senza fiato.
E quando sulla scena compare la lama affilata di un Coltello, degno dei migliori film di Hitchcock, che sfiora sinistramente la pelle dei danzatori, il coup de théâtre finale lo regala la Coreografa: sgozza la Maschera demoniaca con la Lama Catartica, immolando sull’altare del palcoscenico il Mister Hyde del dominus creativo.
link correlati
www.yasmeengodder.com
www.teatrodellemoire.it
www.teatrolitta.it
costantino pirolo
spettacolo visto il 18 aprile 2007
arteatro è una rubrica a cura di piersandra di matteo
bio: Nata a Gerusalemme nel 1973, Yasmeen Godder si trasferisce a New York con la famiglia dove studia presso High School of the Performing Arts. Attualmente vive e lavora tra Israele e New York, dove crea i suoi lavori sin dal 1997. Ha ricevuto il premio NY Dance and Performance Bessie per la presentazione I Feel Funny Today (2001). I suoi lavori sono regolarmente presentati presso il Suzanne Dellal Dance Center a Tel-Aviv e New York. È stata artista residente presso il Movement Research Artist (1999-2000), NYFA Fellow nel 2000, e ha ricevuto il Choreographer Award (2001) dal Ministero degli Affari Culturali israeliano. La sua ricerca coreografica si basa sulle contemporanee evoluzioni della tecnica release, ma in particolare il suo linguaggio poetico destruttura e ricompone a livello visivo una gestualità estrema.
Fino al 15 febbraio, la Fondazione Vasarely ospita la prima grande retrospettiva dedicata a Claire Vasarely (1909–1990), artista e designer,…
La mostra personale di Erika Pellicci alla Galleria ME Vannucci di Pistoia, fino al 16 febbraio 2026, ritrae un’intimità in…
A Londra si guarda all’infanzia di un’icona globale: la casa di David Bowie a Bromley, nel sud di Londra, sarà…
360 bottiglie provenienti dallo stesso proprietario e pronte a passare di mano con una vendita live, da Sotheby's New York.…
Nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, le vicende di un Presidente della Repubblica in cerca di leggerezza scorrono attraverso trame esistenziali,…
A Dongo esiste uno spazio espositivo e per residenze artistiche, dove mostre, opere e racconti inquietanti si intrecciano: lo visitiamo…