Categorie: arteatro

arteatro_festival | Andrea Cosentino – L’asino albino | Poggio Berni (rn), Teatro all’aperto

di - 2 Agosto 2004

Pochi ed essenziali elementi definiscono lo spazio d’azione de L’asino albino: un tappeto circolare, bianco, ne ritaglia il limite, ed al suo interno vari oggetti, disposti casualmente, individuano la gamma di personaggi tratteggiati nel corso dello spettacolo. Gli oggetti a terra – anche se per pochi istanti sono tutti destinati al consumo, a discapito di una funzione prettamente scenografica – identificano una serie di macchiette costruite per tinte sommarie sul ricordo di certi personaggi verdoniani, creando una corrispondenza diretta ed immediatamente leggibile.
Con questo espediente Andrea Cosentino marca i contorni di un gruppo di turisti in visita all’Asinara, passando velocemente da una caratterizzazione all’altra grazie ad una versatile mimica facciale. Spunto della rappresentazione il rapporto tra la storia dell’isola ed il suo presente, e come questo sia vissuto, oggi, dopo la trasformazione in area protetta. Il luogo dell’ambientazione è scelto dunque in virtù di una profonda connotazione: stazione sanitaria marittima di quarantena prima, campo di concentramento durante la Grande Guerra, supercarcere di massima sicurezza negli anni della lotta al terrorismo.

Ma Cosentino non vuole raccontare la storia dell’isola e della gita che la percorre servendosi di una struttura narrativa lineare; egli procede piuttosto per voli pindarici ed incastri. È un narratore istrionico che mette volutamente in scena il tentativo di trasmettere una storia, senza tuttavia riuscire nell’impresa, se non nel finale o meglio, nei finali. Attraverso una costruzione abbastanza articolata, l’attore-autore guarda al passato evitando di presentarsi come testimone diretto, ruolo che peraltro non gli appartiene.
Casomai, lo attraversa trasversalmente, fornendo spunti di riflessione sul presente. Senza raccogliere i segni della storia per tramandarli, Cosentino focalizza l’attenzione sul degrado della memoria, allontanando la volontà o il pretesto di supplirle, e creando allo stesso tempo l’occasione per avvicinare spunti comici a spunti più riflessivi. Collante tra le varie direzioni è l’asino albino, figura continuamente evocata che alla fine si concede come una visione, l’animale incarnato però dal corpo dell’attore, vestito completamente di bianco. Cosentino mostra l’asino e lo nega allo stesso tempo, lo lascia in ombra, le spalle contro una luce abbagliante. E così -dopo aver più volte tirato in ballo la favola di Pinocchio nella macchietta della madre e della bambina identificate da Winnie The Pooh– l’attore saluta con un’immagine poetica che richiama il paese dei Balocchi, la scenografia scarna ed essenziale rimasta vuota, ad evocare una pista circense. Ripulita la scena dagli oggetti a terra, dopo l’ultimo saluto dei personaggi -i cui elementi identificativi vengono riposti uno ad uno in una scatola cilindrica, rigorosamente bianca- rimane soltanto la sagoma di un uomo, in piedi sopra la scatola, ritagliato dal controluce, le mani a simulare le orecchie dell’animale, ed un raglio doloroso. L’asino albino, appunto.

articoli correlati
Focus on Andrea Cosentino
Arte e teatro, parte la 34esima edizione del Festival di Santarcangelo
Romagna, a Santarcangelo il punto sulle arti performative internazionali

matilde martinetti
spettacolo visto il 10 luglio 2004


L’Asino albino
di e con Andrea Cosentino
Regia: Andrea Virgilio Franceschi
Collaborazione artistica: Valentina Giacchetti
Scene: Ivan Medici
Durata: 1h15’
Santarcangelo dei Teatri International Theatre Festival 34° edizione, Santarcangelo di Romagna (RN), 2 – 11 luglio 2004 (direzione artistica: Silvio Castiglioni)


[exibart]

Visualizza commenti

  • I personaggi di Cosentino ne L'asino albino sono a mio avviso tutt'altro che macchiette e men che meno ispirate a Verdone (ma dove?).La tematica è poi prevalentemente politica (+ che ambientale) innestandosi su una considerazione filosofica sul tempo e sulle nostre incomunicabilità quotidiane di cui i personaggi-turisti rappresentati in chiave surreale antirealista sono simbolo; nell'isola-carcere (un cerchio dentro un cerchio) c'è un tempo subìto ma anche un progetto di evasione, a differenza del carcere esistenziale autoindotto dei turisti. Lo spettacolo come è chiaro parla di tragiche "mutazioni antropologiche", quelle che portano all'estinzione non dell'asino albino ma della nostra stessa umanità. Dalla lettura del suo articolo mancano secondo il mio modesto parere alcune osservazioni sostanziali per restituire la forza di questo "monologo a più voci" che è davvero una delle felici novità presentate in questi molto noiosi e ripetitivi festival estivi. Buona giornata.
    Anna Maria Monteverdi

Articoli recenti

  • Mostre

Una performance è per sempre: a Cavalese la prima edizione di Performa

Cosa resta di una performance? A porre la domanda, e a darne la risposta, è la stessa direttrice Elsa Barbieri,…

24 Aprile 2026 21:43
  • Progetti e iniziative

Due visioni del Mediterraneo: Salvador Dalí e Alessandro Valeri in dialogo a Matera

Alla Fondazione Sassi di Matera, una mostra mette in dialogo Salvador Dalí e Alessandro Valeri: due Visioni del Mediterraneo, tra…

24 Aprile 2026 19:00
  • Mostre

Una mostra a Venezia ci porta nella camera dove Freud scrisse la sua opera più famosa

Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, la camera dell'Hotel Metropole dove Freud scrisse L'interpretazione dei sogni ospiterà una…

24 Aprile 2026 17:30
  • Mostre

Cœur à Barbe: se Man Ray va dal barbiere

Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…

24 Aprile 2026 17:00
  • Mostre

Quando l’algoritmo entra nei campi: Cao Fei a Fondazione Prada Milano

A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…

24 Aprile 2026 17:00
  • Arte contemporanea

Turner Prize 2026: chi sono i finalisti dell’importante premio d’arte contemporanea

Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…

24 Aprile 2026 14:01