Il gioco ha inizio nel momento in cui appaiono in città i primi segnali sui muri, adesivi che suscitano stupore e curiosità. Cosa riportano? La scritta The Last che si specchia capovolta in sé stessa. L’enigma è rimasto sospeso, finché non si è passati al gioco giocato. E allora Tutti giù per terra ad ascoltare Luca Vitone che racconta gli anni di Incursioni. Erano gli anni Novanta e il Link Project di Bologna si configurava come uno spazio ibrido, teatro della tracimazione cui sono costretti gli artisti diretti verso l’incerto e indefinibile terreno della performing art.
Ma è con l’azione Fate il vostro gioco, nella seconda giornata, che il Festival entra nel vivo. Un check point. Vengono distribuite mappe dell’isola di Ortigia, centro storico della città, con l’indicazione dei luoghi e degli orari delle diverse performance. Giovani dell’Accademia di Belle Arti, con indosso caschi da cantiere luminescenti, vanno in giro a segnalare i percorsi, mentre i performer, italiani e stranieri, si esibiscono nel labirinto medievale del quartiere. Gli spettatori possono così giocare a scegliere le performance da vedere, inventandosi ognuno un proprio percorso. Proseguendo a tentoni, tra una sbirciata alla mappa e un occhio alla scia luminosa dei caschi gialli, ci si può imbattere nel Museo dell’Inda: lì, sulla vetrina orizzontale che ricopre per due terzi l’intera area di una grande sala, la danzatrice Rhuena Bracci, sulla pedana trasparente dei Cliostrat, già vista alla Biennale del 2003, propone il suo 3077.
Tra una deviazione e l’altra, dopo aver incontrato molte altre performance, si finisce al finto vernissage, Episode du Propagande Numero #1, di Jacopo Miliani che interpreta un compunto cameriere che gioca a mosca cieca con un pubblico disorientato, prima preoccupato e dopo divertito.
Il Festival ha inaugurato la terza giornata con Follow the red line, un viaggio per tappe: ancora segnali luminosi, frecce, e un lumeggiare di caschi gialli. Lo stop alla prima stazione: le vetrine di un grande negozio in ristrutturazione, di fronte al tempio di Apollo. È qui che si raccoglie una gran folla, un migliaio di persone attratte dall’installazione della compagnia 2muchcompany. E poi, via in cerca degli altri spettacoli, in un andirivieni di folti gruppi per le vie del centro. Si va al Mediterranean Center for Art and Sciences: tre repliche, tutto esaurito. È lo spettacolo di Silvia Calderoni e Muna Mussie. Si gira fino a tarda sera per arrivare alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea Montevergini. Ci si assiepa intorno ai grandi totem in gesso di Enzo Cucchi, in attesa degli Mk, che chiudono la manifestazione con uno spettacolo incredibilmente potente.
Infine, per rilassarsi, SoloSoli. Cinque assoli distribuiti in due punti della città. Nell’orto botanico di Villa Reiman la serata ha inizio con la performance concettuale e ironica Audience with solo del coreografo Vincenzo Carta, e poi di nuovo in Galleria dove chiude il gruppo Le-Gami con un estratto dalle tinte chiaroscurali del lavoro d’esordio Separazioni. The Last. Ma davvero?
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aldo taranto
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