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arteatro_teatro | Teatrino Clandestino – Prima l’Immagine poi il titolo | Bologna, Teatro San Leonardo

di - 3 Febbraio 2003

Una croce rossa su sfondo bianco come logo ed immagine di presentazione. Un teatro di evocazione dove la potenza dell’ immagine riconduca di continuo a significati altri, né definiti né definibili ma sempre liberi ed aperti a più interpretazioni. Questa la poetica guida del Teatrino Clandestino, gruppo teatrale nato a Bologna nel 1989 e formato da Pietro Babina (regista, drammaturgo, scenografo, ideatore delle partiture sonore) e Fiorenza Menni (attrice, allenatrice, costumista, aiuto regia). Dalla fine degli anni ‘90 il gruppo porta avanti una ricerca teatrale dove realtà e rappresentazione elettronica vivono un rapporto di continuo e reciproco scambio: da Si Prega di non discutere di casa di bambola (1999), a Otello (2000), a Hedda Gabler (2001) fino all’Iliade (2002), l’immagine video ha assunto un ruolo determinante all’interno dello spettacolo teatrale. In relazione ad esigenze drammaturgiche e rigistiche di volta in volta diverse, il video è stato un approdo tecnico necessario e funzionale per la messa in scena di suggestioni mirate a ricreare nello spettatore determinati stati percettivi.
Prima l’immagine poi il titolo, al di là del tema affrontato che è quello de “le madri assassine” (primo passo verso la Medea Futura, prossimo lavoro che vedrà luce nel 2004), è uno studio di grande interesse principalmente dal punto di vista tecnico: nell’utilizzo combinato di recitazione in live e di immagini virtuali si attua un continuo sconfinamento di piani dove risulta impossibile riuscire a distinguere il reale dalla sua simulazione. Sia la dimensione video che quella in live concorrono a generare un’atmosfera rarefatta, in bilico tra uno stato di veglia e di incubo, al cui interno accade un’unica azione, bruta e violenta: una madre che uccide i propri figli.
La casa dunque, luogo di mutamento, da rifugio diviene teatro di morte.
Tre le scene. In quella iniziale il dialogo tra la madre e i figli, caricato all’eccesso, assume dei toni fittizi, grotteschi, nasconde sin dall’inizio un che di inquietante che cresce progressivamente fino ad esplodere nelle grida disperate dei bambini. Nella scena dell’uccisione delle ombre e delle grida, una tensione fortissima, la furia della madre diviene forza bruta, violenza cieca che si traduce in un delitto efferato.
Questa donna non è più madre, si trasforma in diavolo.
Nell’ultima scena (l’unica in live), la furia si placa e cede il passo come ad un sentimento di vuoto, di sospensione: la donna siede su di una seggiola, in grembo è ancora sporca del sangue dei propri figli, ha lo sguardo perso, con gesti minimi e lenti beve del latte. La partitura sonora amplifica questo momento di sospensione in cui la donna sta per prendere coscienza dell’accaduto.
Da un uso della video proiezione più “scenografico” l’evoluzione per Teatrino Clandestino sembra dirigersi sempre più verso la creazione di un “casting virtuale”. Il tutto si lega ad una particolare idea di attore da sempre forte nella poetica della compagnia, ossia l’idea di attore fantasma, presenza scenica reale ed al tempo stesso evanescente, fatta di una fisicità leggera, sempre sul punto di smaterializzarsi. L’attore fantasma è l’unica creatura in grado di abitare le suggestioni oscure della visione come territorio estremo dell’irrappresentabile.
“…ho sempre trovato più visioni nell’oscurità, nel buio, è al buio che mi si illuminano i soggetti che ho poi cominciato a portare con me a teatro.”Pietro Babina.


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http://www.teatrinoclandestino.org
http://www.netmage.it
http://www.xing.it

francesca pagliuca
spettacolo visto il 24 gennaio


Teatrino Clandestino
Prima l’immagine poi il titolo
progetto speciale Netmage 03, in coproduzione con Xing.
Venerdì 24 – Sabato 25 gennaio 03
3 repliche h 21.00+ h 22.00 + h 23.00
Teatro San Leonardo Via San Vitale 67 (adiacenze Porta San Vitale), Bologna.





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  • Che dire? L'attualità di questo evento è sconcertante. Da un lato il tema trattato, dall'altro il metodo utilizzato. Sono nelle cronache di tutti i giorni i fatti cruenti di Cogne, e anche se oramai hanno decisamente stufato, bisogna ammettere che il bombardamento mediatico sull'omicidio del piccolo innocente, ha creato una psicosi dell'orrore domestico. Psicosi che a mio avviso merita di essere trattata perche indice di una malattia sociale nata con noi, e non da sempre esistita. E allora che anche la cultura si interroghi su questi avvenimenti, non più come fiacca retorica sulla necessità del figlio di uccidere il padre (il salto generazionale) ma al contrario, dei genitori che uccidono i figli (e non con l'enfasi sacrificale). I mezzi usati per mettere in scena questo "spettacolo" sembrano i più adeguati, perkè quando si parla di contemporaneità lo si deve fare con i mezzi contemporanei. Bravi!

  • questo spettacolo mi ha molto colpito.
    è un tentativo estremo di portare un sentimento di paura a teatro, ma al di là di questo molto forte è stato il momento immediatamente successivo all'uccisione,si percepiva un senso di vuoto così forte da essere insopportabile. il tutto mi ha molto emozionato. complimenti a teatrino clandestino. e grazie.
    andrea l.

  • No no, queste cose non mi piacciono proprio. Madri che uccidono i figli? No grazie. Preferisco le pubblicità del mulino bianco, non c'è bisogno di enfatizzare fenomeni così orrendi. Perchè non fare uno spettacolo teatrale su Pacciani e i compagni di merende, su Pietro Maso o magari sul mostro di foligno? Invece di andare a teatro quella sera mi ascolterò un bel cd delle Forbici di Manitù.

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