Categorie: arteatro

DANZA

di - 24 Ottobre 2018
Divelto un telo dal fondo del palco sottostante, appare in penombra una fila di pupi immobili nella loro fissità. Staccato uno di essi, passando da una zona di semioscurità a una più luminosa, nel silenzio si avverte il suo lento avanzare cadenzato dal lieve rumore di passi lignei e dal mulinare di braccia del danzatore accanto. Entrambi camminano fianco a fianco, si osservano, si muovono quasi incuranti. Poi, associando uno sguardo ad un passo, una postura a un gesto, entrano in relazione. Si arricchisce di un nuovo gesto poetico, di un’ulteriore afflato, il rapporto tra Virgilio Sieni e Mimmo Cuticchio, ovvero tra danzatore e puparo, tra coreografo e attore, tra corpo e marionetta. Dopo L’Atlante umano, con Nudità – debutto a Firenze, l’11 ottobre, per il festival “Democrazia del Corpo 2018”, e al Romaeuropa Festival dal 13 al 15 novembre -, continua il dialogo scenico tra i due artisti, un umanissimo incontro suscitatore di un flusso di movimento trasfigurante che nasce dall’articolazione anatomica ed espressiva della marionetta in relazione con quella del corpo umano del danzatore: una risonanza emotiva che lentamente arriva fino a noi spettatori.  La bellezza di questa rinnovata intesa “a tre”, sta nella sintonia di sensi esplorati nel momento in divenire; nello sguardo rivolto all’altro e indugiante, che fa esistere l’uomo e il suo simulacro; nell’ascolto reciproco delle naturali giunture di braccia, mani, gambe, busti, che entrano in empatia fisica ed emotiva; nel riprendere, l’uno dell’altro, gesti e posture, e riconsegnarsele; nella tattilità sfiorata, attraversata, trasmessa, restituita e diventata altra materia poetica. Disadorna, nuda nella sua ossatura, la marionetta appare senza epica, portatrice di alterità, di una dimensione di grazia, di fragilità, d’innocenza. A consegnarle un’anima è il suo “manovratore” – Cuticchio -, che si distanzia e si fa presente, dando alla sua creatura una vita propria, autonoma, nel dialogo che instaura con il corpo e i movimenti di Sieni.
Mimmo Cuticchio e Virgilio Sieni
È il danzatore che segue la marionetta o viceversa? È il puparo che segna il ritmo o è il respiro del danzatore a dare l’impulso ai gesti di entrambi? In un silenzio pregno, sull’onda di un impalpabile flusso musicale (di Angelo Badalamenti), seguiamo quel nascere e svilupparsi di un rapporto segnato da posture umanissime e primarie come camminare, sedere, cadere, strisciare, toccare. Riprendendo i gesti l’uno dell’altro, entrambi si fermano, si guardano, si piegano, rotolano a terra, si tastano, si distanziano. C’è un reciproco avvinghiarsi e un depositarsi cedevole ora sulle spalle ora sulle braccia, ora distesi a terra, ora volteggiando, ora porgendo la mano per rialzarsi e riprendere il gioco tornando in fondo e ricomparendo nuovamente attraversando la scena. Quando ritorna con indosso la classica armatura da pupo con spada e scudo e una fascia tricolore sul petto, la marionetta si prende la scena. Si ferma, si guarda attorno, cerca l’uomo. Scorre avanti e indietro, sembra volerlo sfidare, ingaggiare un duello. Ma Sieni, inginocchiandosi, placa la sua foga, e lentamente gli disfa i fili, gli toglie corazza, elmo e spada depositandoli a terra. Arreso alla tenerezza, la marionetta si allontana seguendo il danzatore, dopo aver prima guardato indietro alle sue difese ormai smesse. Ritroverà Sieni sdraiato a terra, a pancia in giù, fluttuare con le braccia e le gambe come travolto da onde marine, o come se, ferito alle ali, tentasse di rialzarsi in volo. In questa continua orizzontalità e verticalità di traiettorie, di attrazioni a terra e in alto, giunge la voce vibrante di Cuticchio, il suo “cunto” musicale che parla di tempesta e di naufragio. È una cantilena dolorosa, una narrazione che si fa epica immaginando uomini inghiottiti dal quel mare scuro dove “lì sotto c’è la morte”.
Giuseppe Distefano

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