Difficile inquadrare il RomaEuropa Festival entro limiti ben definiti. Fermo ai punti cardine che ne hanno caratterizzato la programmazione fin dal suo esordio nel 1986 (in primo luogo la volontà di offrire una fertile occasione di incontro tra discipline artistiche diverse) la XIX edizione rinnova l’innata vocazione all’eterogeneità. Ancora una volta si rafforza il legame con la città attraverso il coinvolgimento di numerosi spazi (ultimo arrivato il Palladium, il bel teatro al quartiere della Garbatella gestito dalla Terza Università di Roma), nella prospettiva di creare un palcoscenico allargato che affianchi luoghi storici, comunque attenti alle nuove ricerche, a realtà più contemporanee.
I trentacinque eventi previsti sottolineano una sensibilità comune che prende le mosse dall’individuo, concedendo ampio spazio ad una riflessione critica ed approfondita sul senso del sé, condotta da molteplici angolature in relazione ad una dimensione in primo luogo privata, intima ed autobiografica, che non riesce tuttavia a prescindere dal legame con la sfera pubblica di cui vengono indagate le contraddizioni.
Ruolo di spicco senza ombra di dubbio per la regina di questa edizione del RomaEuropa Marina Abramovic, attesissima ed indiscussa esponente dell’arte performativa mondiale. The Biography remix è il titolo del suo autobiografico il suo intervento, relizzato insieme a Michael Laub. Sul filo dell’autobiografia interviene anche Bill T. Jones, artista avvezzo ai palcoscenici romani della rassegna, mentre Alessandro Baricco ritorna con una riflessione sulla tragedia attraverso un’inedita lettura dell’Iliade. La Raffaello Sanzio si attesta sullo stesso campo di indagine ripresentando un episodio del ciclo Tragedia Endogonidia, spettacolo di rara intensità, violentemente emotivo, che riflette sul tema del tempo in relazione alla durata della vita ed al mistero del suo inizio.
Accanto ad artisti ormai di riferimento non mancano giovani ed interessanti proposte. Dalla vita alla morte di Emma Dante, regista palermitana dal linguaggio forte, intenso e viscerale come la propria terra. O la pericolosa sperimentazione dei Motus,
Per finire, le sperimentazioni elettroniche: DJ Spooky con Rebirth of a Nation (rivisitazione dell’opera di P. W. Griffith del 1912 che ne scardina la visione attraverso un uso della musica come mezzo adatto a svelare contraddizioni),
Per chiudere in bellezza, il Sonarsound Roma, progetto di musica elettronica nato a Barcellona e già sperimentato in questa cornice, per offrire una panoramica quanto più ampia possibile di una definizione che racchiude pratiche ed estetiche estremamente diverse.
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