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TEATRO

di - 26 Marzo 2019
Jan Fabre dice una cosa molto importante, dice che vuole ridurre la distanza tra teatro e performance, portare la realtà sul palco e mettere il sale sopra le sue ferite.
Un suo sosia più giovane legge alla scrivania e la trasparenza del tavolo di vetro viene proiettata sul soffitto da un faro potente. Leggero il poeta, l’artista, si ostina contro la sua ombra e ci racconta prima l’infanzia poi la famiglia, la perdita del fratello, la madre ubriaca e sconfinata, la nonna a quattro zampe per strada in pelliccia, ubriaca a sua volta, un animale di lusso che perde la dentiera e lui a otto anni viene inviato a recuperarla.
Oltre alle luci che proiettano l’ombra del poeta sullo sfondo, sullo sfondo a tratti ci scorre anche Anversa, città grigia e portuale, città da cui il giovane artista ci legge il diario, tra la fine degli anni 70 e i primi anni ’90. Anche le sue parole a tratti restano sullo sfondo, verba manent nell’immane pioggia di parole a cui assistiamo. Il diario notturno è un monologo molto molto lungo, l’artista arrivato racconta il giovane artista scapestrato, le prime esperienze, l’arte che eiacula in continuazione.
Jan Fabre – The night writer, La Triennale di Milano – foto Gianluca Di Ioia
Io sono un errore perché declama, ed espone mille ragioni, convincendoci, orripilandoci, un’analogia dopo l’altra con noi che lo ascoltiamo, umano troppo umano, esegeta esagerato calato a forza nel mondo degli uomini che vive a fatica.
Poi My Way, cantata col quore, i capelli pieni di gel fatti corna, due fari laterali accesi e l’ombra del diavolo che spunta e il refrain di Frank Sinatra che diventa sempre più erotico e cattivello, grandi pugni sul petto. Far come si vuole costa caro.
Ma è freddo Fabre e tiene tutti sotto controllo, nulla è casuale da queste parti.
Nemmeno le quattro pietre, le Stein, appoggiate per terra tra la sabbia del palco, la sabbia della vita, l’unico elemento naturale in questo imponente scarico di mente.
Sono menti importanti le pietre che ci riporta, quella di Einstein, quella di Gertrude Stein, quella di Wittgenstein e quella di Frankenstein.
Scrive di notte Jan Fabre, scrive quando tutto tace ed è più facile sentire il cuore che batte, il proprio respiro, il delirio. Usa una penna blu per ciò che vero e una rossa per ciò che è falso. Rosso e blu, i colori del sangue, con cui disegna, parla, vive.
Marcella Vanzo
The Night Writer. Giornale Notturno di Jan Fabre
con Lino Musella
Teatro dell’Arte, Milano 15-17 marzo
all’interno del festival FOG Triennale Milano Performing Arts

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