L’abbiamo vista nel ruolo di Giselle, Giulietta, Francesca da Rimini, Medea. L’abbiamo ammirata calcare, leggera, i palchi di tutto il mondo. L’abbiamo sempre riconosciuta, soprattutto, perché quella sua incredibile eleganza l’aveva preceduta in ogni contesto, dal teatro alla televisione. Si spegne oggi dopo una lunga malattia Carla Fracci, l’orgoglio italiano che già nel 1981 il New York Times definì come «prima ballerina assoluta», mentre Eugenio Montale, nel 1973, le dedicò la poesia La danzatrice stanca.
«Le straordinarie doti artistiche e umane hanno fatto di lei una delle più grandi ballerine classiche dei nostri tempi a livello internazionale», dichiara commosso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Carla Fracci ha onorato, con la sua eleganza e il suo impegno artistico, frutto di intenso lavoro, il nostro Paese. Esprimo le più sentite condoglianze ai familiari e al mondo della danza, che perde oggi un prezioso e indimenticabile riferimento».
Gli fa eco il ministro della Cultura, Dario Franceschini, con un ultimo saluto su Twitter: «La più grande. Divina ed eterna. Piena di amore per la danza, di nuovi progetti, di idee per tutta la vita, con l’entusiasmo di una ventenne. L’Italia della cultura ti sarà grata per sempre, immensa Carla Fracci».
Nata a Milano nel 1936 e di umili origini, Carla Fracci inizia a studiare danza a 10 anni al Teatro della Scala e lì diviene prima ballerina nel 1958. Si esibisce in giro per il mondo, danza insieme a interpreti come Rudolf Nureyev, Vladimir Vasiliev, Erik Bruhn, Roberto Bolle. Dirige il Teatro San Carlo di Napoli e quello dell’Arena di Verona, per poi spostarsi, dal 2000 al 2010, alla guida del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma. La ritroviamo “a casa”, alla Scala, proprio lo scorso gennaio, in una masterclass andata in streaming sul sito della Scala e su RayPlay. La salutiamo e la ringraziamo per la sua arte con le parole che Charlie Chaplin le dedicò dopo averla vista danzare per la prima volta: «You are wonderful».
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