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I più potenti dell’arte secondo, la classifica Power 100 di ArtReview

di - 7 Dicembre 2022

Chi è la persona più potente del mondo dell’arte? Secondo la Power 100, la classifica annuale della rivista inglese ArtReview, il collettivo indonesiano ruangrupa, seguito al secondo posto da Cecilia Alemani. Entrambi hanno ricoperto ruoli curatoriali nei due dei più grandi eventi del mondo dell’arte di quest’anno, rispettivamente Documenta 15 e la 59esima edizione de La Biennale di Venezia.

Prima di Documenta, il collettivo indonesiano era già al terzo posto nella Powerlist del 2021: “Ruangrupa ha rotto con i vecchi modelli creando una mostra tentacolare che ha messo al primo posto la pratica collettiva piuttosto che individuale, ha proposto il networking come parte essenziale del mondo dell’arte e ha introdotto un approccio più open source al fare arte”, leggiamo su ArtReview.

Sul podio al terzo posto anche gli “Unions” (sindacati), per le battaglie che si sono propagate in tutto il mondo soprattutto durante e dopo la crisi pandemica, per la necessità di riaprire una riflessione condivisa sulle condizioni e sui diritti del lavoro, anche in un contesto sempre più elitario come quello dell’arte.

In netta contrapposizione alla prima posizione, al quarto posto troviamo Hito Steyerl, l’artista tedesca che ha ritirato le proprie opere da Documenta proprio in polemica con gli organizzatori sullo scandalo antisemitismo e per le condizioni di lavoro imposte ad alcuni membri dello staff.

Al settimo posto, l’afroamericana Simone Leigh, premiata alla Biennale 2022 con il Leone d’oro, e all’ottavo Nan Goldin, da anni in prima linea contro la filantropia tossica della famiglia Sackler legata a Purdue Pharma, la società farmaceutica protagonista dello scandalo degli oppioidi negli Stati Uniti.

Gli italiani? Oltre Alemani, scorrendo la lista troviamo Miuccia Prada (45), Patrizia Sandretto Re Rebaudengo (60) e i curatori Lucia Pietroiusti e Massimiliano Gioni.

Ma quali sono i criteri della Power 100? Gli artisti, curatori, filosofi, collezionisti, presi in considerazione devono esercitare un’influenza attraverso il loro lavoro, non solo a livello locale, apportando un cambiamento reale nella società.

Probabilmente per molti si tratta solo di un contenuto editoriale, eppure a un’analisi più approfondita la top 100 sembra rivelare molto più. L’ascesa e la caduta del potere (?) è rappresentata tramite inquietanti freccette che puntano giù o su, indicando di quanti punti sono saliti o scese le persone di anno in anno.

In un’intervista pubblicata su La Repubblica, Mark Rappolt, direttore di ArtReview, ha dichiarato: “Oggi c’è una maggiore enfasi su vari tipi di campagne sulle questioni della giustizia sociale, per esempio, o sull’indagine sulle reti finanziarie e sulla loro influenza su ciò che viene mostrato. Si può vederlo nelle forme più impegnate di filantropia incluse nell’elenco e nell’importanza data alle reti di base. Non si tratta solo di fama. Forse si potrebbe dire che sotto tutto ciò c’è un dibattito in corso su cosa sia l’arte e cosa ci aspettiamo che faccia. All’interno di questa discussione, interrompere il flusso regolare del sistema dell’arte può essere potente quanto ingrassare le sue ruote. La lista riflette il desiderio di cambiamento, pur riconoscendo che il cambiamento stesso è lento o non così facile da raggiungere. Per una serie di motivi”.

Interessante vedere come Black Lives Matter, nominato al primo posto nel 2020, sia completamente scomparso da questa lista, insieme al movimento #MeToo. Stesso oblio toccato a ERC-721, il protocollo utilizzato dalla maggior parte degli NFT sulla blockchain di Ethereum e prima “entità non umana” in assoluto a entrare nella classifica del 2021. Il motivo? Si trattava probabilmente di un fenomeno impossibile da ignorare in un momento in cui tutte le grandi case d’asta (assenti/presenti nella classifica) avevano aderito agli NFT.

Più che un desiderio di cambiamento, la lista sembra seguire un andamento ipocrita che fa oscillare su e giù persone e azioni quasi riducendole a banalissimi hashtag. Se le idee nobili avessero così tanto potere di cambiare le cose, forse i sindacati che lottano per il diritto dei lavoratori del mondo dell’arte non convivrebbero con i big che affollano le pagine dei giornali con strabilianti numeri, enormi mostre e giganteschi fatturati. Emblema di un sistema capitalista che ha da tempo inglobato la dimensione dell’arte nelle sue produzioni, relazioni e meccanismi.

Ma ripetiamo, si tratta solo di una semplice lista.

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  • L'ultima strofa va dritto al punto, grazie ! Che proporrebbe in cambio, chi sono secondo lei le persone potenti dell'Arte ? O forse, ci sono ancora persone nel settore artistico di cui la potenza non è legata alla logica capitalista ?

    Una studentessa in economia e management dell'Arte e della Cultura

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