L’Unesco non premia solo i siti più importanti per il patrimonio culturale, naturale e paesaggistico mondiale ma anche le pratiche immateriali più significative. La scorsa settimana, l’Italia ha ottenuto un nuovo riconoscimento che va ad ampliare la sua lista “parallela” alle testimonianze materiali che, a oggi, conta ben 58 siti: si tratta della “Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali”. Nel nostro Paese, le attività di cerca e cavatura del tartufo rappresentano un’eredità di conoscenze tramandate oralmente per secoli, che caratterizzano ancora oggi la vita rurale dei tartufai nei territori tartufigeni italiani.
Ma quella del tartufo non è l’unica cultura legata al “sapore” a essere entrata nella Lista del patrimonio immateriale dell’Unesco: lo scorso anno fu infatti la Cultura Hawker di Singapore, cioè lo street food che, da quelle parti, ha dato vita a una varietà gastronomica unica al mondo.
Nella lista del Patrimonio immateriale è rientrata negli ultimi giorni anche la rumba congolese, un genere musicale nato negli anni ‘30 nel Congo Belga e nel Congo Francese, qualche anno dopo rispetto a quella cubana, e in seguito diffusasi in tutto il continente. «È un momento storico quando puoi conoscere la storia di questa musica e tutto ciò che porta con sé. La vicenda di entrambe le schiavitù, dal bacino del Congo, alle Americhe, a Cuba», ha dichiarato Audrey Azoulay, direttrice generale dell’UNESCO.
L’ultima cultura immateriale a entrare nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità è la calligrafia araba. La proposta è stata avanzata da 16 Paesi di lingua araba, con l’Arabia Saudita alla guida. In una dichiarazione rilasciata dall’UNESCO, l’organizzazione ha descritto l’usanza come «La pratica artistica di scrivere a mano la scrittura araba in modo fluido per trasmettere armonia, grazia e bellezza». La tradizione risale al VI secolo d.C. ed è stata sviluppata non solo per migliorare la leggibilità della scrittura araba ma anche per finalità più artistiche, così da consentire agli scrittori di formare motivi unici. Per esempio, proprio alla calligrafia araba si ispirano le suggestive opere di Shirin Neshat. Il principe Badr bin «Accogliamo con favore l’iscrizione della calligrafia araba, che è il risultato della difesa del Regno di questo aspetto prezioso dell’autentica cultura araba» ha dichiarato Abdullah bin Farhan, ministro della Cultura dell’Arabia Saudita.
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