Una Biennale “massimalista”, con cui il direttore, Francesco Bonami, mira a coinvolgere l’intero tessuto urbano di Venezia. Links si chiamano non solo i due progetti espositivi che segnalano la presenza dell’”evento” nei punti nevralgici della città, ma anche l’esperimento di Riserva Artificiale, con cui la Biennale arriva ad inglobare perfino la Darsena di Porto Marghera.
Recycling the Future nasce da un workshop dello IUAV- Vivere Venezia- realizzato l’anno scorso nell’ambito di Extra Next (8 Biennale di Architettura di Venezia), in cui 14 scuole internazionali di architettura s’interrogavano sul rapporto tra conservazione dell’esistente e innovazione nel difficile e altamente caratterizzato contesto veneziano. Imperniato su via Garibaldi -che connette Arsenale e Giardini-, il progetto di
Con The Cord, Archea Associati e C+S Associati realizzano degli enormi “cannocchiali” in corten. Frammenti di landmarks che, distribuiti non solo nel tessuto urbano veneziano, ma anche in altre 12 città d’arte italiane, si connettono in una vera e propria architettura all’entrata dei Giardini, reificando il concetto di comunicazione attraverso uno spazio “informante” fisicamente tangibile e percorribile. Segnale di percorso, The Cord ritorna anche all’interno dell’Arsenale, dove sigla, attraverso
Riserva Artificiale, infine -realizzato dall’Accademia di Belle Arti di Venezia-, riprende il tema, ultimamente assai dibattuto, dei territori di “frangia” e di “confine”, individuando nella darsena in disuso dei rimorchiatori marittimi di Marghera uno spazio da tutelare per il portato simbolico e semantico delle sue stesse contraddizioni. Uno spazio “narrativo”, dove si è stratificata la storia minuta del lavoro quotidiano e che pone modernamente in dubbio, con la sua semplice esistenza, il concetto istituzionale della qualità del patrimonio urbano e delle convenzioni estetiche che ne determinano la salvaguardia.
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elena franzoia
mostra visitata il 13 giugno 2003
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