Durante la vernice correva voce ai Giardini che valesse la pena stare in fila sotto il sole cocente per poter entrare nel padiglione di Israele. Nel Padiglione si entra in pochi perché le opere di Michal Rovner hanno bisogno di attenta lettura e concentrazione totale, ma soprattutto di silenzio. Gli israeliani sono soliti serbarci sorprese nel campo del contemporaneo e in questa Biennale, la sorpresa è positiva. Inquietante e ossessiva e di elevato spessore artistico.
I video esprimono un’intensità espressiva coinvolgente che crea la tensione giusta per godere tutta la mostra. Il progetto Time Left immerge il fruitore in uno spazio
Il silenzio s’impone, il video evoca tensioni e ammutolisce la folla mediante una grande capacità espressiva. La riduzione dei particolari dà all’opera una potenza grafica nella quale le immagini sono spogliate di qualsiasi identità … così si esprime il curatore nella presentazione in catalogo. La stessa potenza grafica che pone l’opera al di fuori di qualsiasi rimando temporale e spaziale. Anche la tecnica è perfetta; sappiamo che le riprese sono state effettuate in Russia, Romania, Israele, ma nessun particolare rivela il luogo come nessun particolare rivela il perché.
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