La zona, di reminiscenza tarkovskiana (“Stalker”, Urss 1979), è il nuovo padiglione dei Giardini della Biennale dedicato all’arte italiana. Progettato dal gruppo di architetti A12 è, secondo la definizione di Massimiliano Gioni, un “territorio inquieto, un’area dai confini difficili da comprendere”. Una costruzione essenziale, di materiali prefabbricati, effimera, La Zona è stata progettata ripensando le linee di intersezione tra i percorsi all’interno dei Giardini, valutando le nuove congiunzioni tra i diversi padiglioni nazionali. La posizione centrale (subito dietro la libreria di Stirling) e sua la struttura aperta – una vasta piattaforma (700 m2) su cui sorge un parallelepipedo (200 m2) con un taglio che lo attraversa per tutta la sua lunghezza – rendono La Zona un’ideale area di scambio, una grande piazza, un punto di incontro per il pubblico e per gli artisti. L’incontro e lo scambio sono proposti sia all’esterno che all’interno dell’edificio. Il curatore Massimiliano Gioni ha infatti scelto più di un artista per rappresentare l’Italia, con una selezione che porta in primo piano la produzione più giovane.
Alla mostra si può accedere da vari punti della piattaforma, tuttavia seguendo il
Proseguendo nel percorso, incontreremo Diego Perrone (Asti, 1970) che presenta un video dai tempi dilatati in cui si assiste alla lenta agonia di un cane. Vicino Torino muore un cane vecchio presenta immagini di un realismo assoluto, ma realizzate totalmente in digitale.
La negazione della vita si ritrova anche in Stop kidding di Anna de Manincor (Bologna, 1974), un video realizzato con il gruppo ZimmerFrei contro l’intervento bellico dell’Italia in Iraq, in cui gli attori, uno dopo l’altro, affermano decisi: “non farò figli per questo paese”.
E’ un interessante polifonia carica di “sogni e conflitti” quella che porta Gioni alla 50. Biennale, proponendo una “geografia della partecipazione” attraverso spazi aperti che favoriscano lo scambio e il dialogo.
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mara sartore
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tutte cose già viste
Riuscite ad immaginarvi il direttore della Biennale che sfoglia le pagine dell'elenco telefonico per trovare il numero dell'artista misterioso?
Questa roba faticherebbe a trovare spazio perfino nel libro cuore.
meno male che poi alla fine, mettendocisi d'impegno in due, il numero lo hanno trovato.
Altrimenti sai che perdita: avremmo avuto una edizione della biennale monca.
Invece così mi è tutto chiaro.
Artista misteriosa che non può creare un lavoro o un progetto apposta per la biennale perchè dipinge un solo quadro all'anno e solo d'estate...
Continuiamo così, facciamoci del male.
Mi sembra che si voglia polemizzare sempre e a tutti i costi. Polemiche se vengono premiati i soliti artisti sponsorizzati da gallerie potenti e di tendenza, polemiche ugualmente se alla biennale viene selezionata un'artista sconosciuta e fuori dai circuiti di mostre e gallerie come la Ariatti.