Una scelta che non sempre si è rivelata vincente, quella di un unico artista a rappresentare la scena nazionale all’interno del proprio Padiglione, ma che nel caso della Grecia sembra davvero aver colpito nel segno. Se infatti in altri casi questo ha significato puntare su un cavallo vincente quanto stanco e già visto, la curatrice Katerina Koskina non ha certo operato una scelta scontata.
Il lavoro dell’artista George Hadjimichalis (Atene, 1954) risulta complesso e originale: Hospital, the Building, the Plan, the View from the Windows, the Ward (2004-2005) è una grande installazione composta di diverse parti in stretta relazione l’una con l’altra, che trasformano l’intero Padiglione greco in una sorta di asettico ospedale.
Entrando nella stanza principale ci si trova di fronte a ciò che pare un modellino architettonico (The Building). Questa struttura vede incrociarsi quattordici corridoi a formare una sorta di griglia su due piani, dove lo sguardo del visitatore riesce ad insinuarsi, correndo da un estremo all’altro. La copertura in plexiglass della struttura permette alla luce di posarsi con diversa intensità, riflettendosi con sfumature diverse sulle pareti interne di alluminio. Una struttura che assomiglia in modo sorprendente alla realtà, dove l’artista ha inserito delle piccole figure di bronzo, in piedi solitarie o raccolte in piccoli gruppi. Alle spalle del modellino un grande dipinto sembra essere la pianta dell’edificio (The Plan), risultando nello stesso tempo quasi una composizione astratta, in equilibrio tra bianco e nero.
L’elegante bicromia si ritrova anche nelle proiezioni all’interno delle sale laterali: the View from the Windows allude proprio alle varie e sempre diverse vedute da una finestra che diventa quasi l’unico oblò sul mondo, rimandando all’osservatore una realtà fissa e quasi immutabile.
The Ward: le immagini e i ricordi di una vita, di una tra le innumerevoli vite che ogni giorno scorrono e si intrecciano nel mondo, si alternano sullo schermo riviste forse per l’ultima volta…
Un lavoro poetico, ma dalle molteplici letture: l’ospedale viene infatti indagato dall’artista non come ultimo e delicato confine della vita, bensì come microcosmo dove le ingiustizie e le disuguaglianze della società “esterna” rimangono inalterate. I pazienti più poveri hanno diritto ad un servizio ben diverso dai più abbienti, così come in diverse parti del mondo l’esperienza ospedaliera assume diverse connotazioni: non è così scontato che si venga curati, guariti.
Hadjimichalis riflette allora sull’uomo, sulla dignità e sui diritti, allargando il proprio raggio d’indagine anche alla politica internazionale: sul tetto del padiglione, così come sui manifesti, campeggiano due bandiere, due simboli ben riconoscibili. La croce rossa e la mezza rossa. Come dire l’Occidente e l’Islam, la guerra e la morte, la decadenza di una società in cui non viene nemmeno più rispettata la neutralità di chi non conosce bandiere, se non quella della vita. Due immagini così semplici, eppure complesse, che hanno segnato questo ultimo anno di insicurezza dell’uomo.
saramicol viscardi
mostra visitata il 10 giugno 2005
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