La trama e l’ordito: l’intreccio, la tessitura, la composizione di una tela. Il titolo della mostra allestita presso il Padiglione dell’Istituto Italo-Latino Americano alla Biennale di Venezia rende l’idea della mescolanza dei differenti elementi che compongono il vasto continente sudamericano, rappresentato da sedici artisti di dodici paesi.
Nelle sale e nel giardino di Palazzo Cavalli Fianchetti, sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, si susseguono rappresentazioni immediatamente riconducibili all’immaginario collettivo dell’America Latina. E’ il caso delle suggestioni vagamente sciamaniche del Pappagallo di Cecilia Paredes (Costa Rica) o dei rigurgiti della dominazione “religiosa” spagnola nell’installazione di fotografie –riproducenti il panno che copriva il corpo di Cristo crocifisso– di Luis González Palma, reduce da una personale nella sede romana dell’IILA. Ma a questi lavori si affiancano anche progetti più concettuali come Muerte en Venecia di Gonzalo Diaz, premio Nazionale di Arte in Cile, che citando Thomas Mann e poi Luchino Visconti, nel giardino del palazzo presenta un’ironica –o forse tragica– vasca per pesci rossi composta dalle quattro lettere della parola “A.R.T.E”.
Il complesso e variegato mondo latinoamericano è fatto tuttavia anche di tragici eventi storici e di cronaca. L’artista colombiano Juan Manuel Echevarria ha deciso di affrontare queste realtà travalicando, però, l’apparente aspetto documentaristico per assumere una dimensione poetica e suggestiva, persino emozionante. Nel suo video Bocas de Cenizas le vittime di numerose e diverse violenze trasformano i ricordi dolorosi in canti spontanei, racconti e insieme inni di ringraziamento a Dio per la sopravvivenza concessa.
Non a caso il titolo dell’opera prende il nome della foce del Rio Magdalena in Colombia, dove sono molti i fiumi in cui si gettano i cadaveri perché scompaiano, come spiega l’artista nel catalogo.
In ultimo vogliamo segnalare Coexistencia della panamense Donna Conlon. Si tratta di un video che riprende l’incessante lavoro di infaticabili formiche, una vera e propria “manifestazione di formiche” come la definisce l’artista. Una manifestazione perché i piccoli insetti trasportano, insieme a foglie e cibo, anche pezzetti di carta con i simboli della pace o bandierine, che la Conlon aveva disegnato e lasciato nel bosco vicino alla città di Panama, prima di iniziare a filmare. Il continuo ed ipnotico andirivieni delle formiche dà vita, così, ad un microcosmo di pace e serenità, carico di speranza e tutt’altro che retorico.
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federica la paglia
mostra visitata il 9 giugno 2005
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bello il video del ritratto infinito e buona idea quella delle formiche ma si poteva realizzare meglio...pessimo tutto il resto ahime'.selezionate gente selezionate
bello il video