Categorie: Biennale2001

Fino al 4.XI.2001 | biennale_padiglione americano | Venezia, Giardini di Castello

di - 25 Giugno 2001

Robert Gober è una delle figure più complesse ed importanti del panorama artistico contemporaneo americano. Ritenuto in patria l’interprete delle pulsioni e delle ossessioni più oscure e nascoste dell’animo nazionale, la sua scelta per il padiglione americano non poteva essere più azzeccata. Colpisce il grande numero di istituzioni americane che hanno partecipato al finanziamento del progetto.Generalmente il pubblico europeo resta spiazzato di fronte alle sue opere, che sebbene costruite con sintagmi conosciuti, e di vago sapore avanguardistico (oggetti quotidiani, ritagli di giornale, lavandini ecc.) non offrono facili appigli ermeneutici all’osservatore europeo. E questa è la conseguenza di un problema puramente culturale. Malgrado la nostra società sia stata fortemente condizionata dagli USA, la conoscenza che ne abbiamo è fittizia, indiretta, patinata, falsa. Non potrebbe essere diversamente. Gober esprime il ‘non detto’, l’ineffabile, tutto ciò che è frequente bagaglio di ogni americano, e che non traspare, ma cova dentro, ed è vergogna e tesoro allo stesso tempo. Ci sono delle cose che non possono dirsi, non tanto perché le si vuole tacere, ma perché è impossibile esprimerle. Gober riesce a tirarle fuori, e questo è per il popolo americano un momento altissimo di liberazione catartica. Si capisce così la grande emozione con la quale ogni sua opera viene percepita dal pubblico americano (l’avete notato anche voi alla Biennale?). Quando l’arte riesce a raggiungere certe vette, si riesce a toccare con mano l’importanza e il ruolo essenziale dell’arte contemporanea nella nostra società, e ciò giustificherebbe tra l’altro – con buona pace di tanti detrattori benpensanti- anche le quotazioni miliardarie delle opere di questo e di altri artisti . Sei sculture, tre acqueforti, una fotografia e un libro d’artista. Opere che sebbene possano essere considerate autonomamente, godono evidentemente di significati relazionali. Una porta di quelle che conducono dall’esterno alle cantine delle case di campagna americane, da cui traspare una luce flebile. Alla parete un ritaglio di giornale con una terribile notizia dozzinale di cronaca nera. Il fratello di un sospetto bombarolo latitante o scomparso, si è amputato la mano con la sega elettrica e l’ha spedita alla Polizia, per richiamare l’attenzione sulla sua vicenda. In un angolo, quasi dimenticata da qualcuno, una bottiglia vuota di Gin. Al centro delle stanze, un blocco di polistirolo ingrigito (in realtà di bronzo e resina) con sopra uno sturalavandini, oppure delle tavolette di legno di scarso valore. Un canestro di vimini con all’interno una scultura bianca come un lavandino, ma con peli e l’accenno a forme maschili e femminili, al centro della quale campeggia un tombino di scarico di ottone argentato. Alle pareti ancora dei biglietti di quelli che si lasciano nelle bacheche delle drogherie americane, in cui qualcuno offre per una modica somma il servizio di cat sitting (custodia dei gatti). Le foto sono in bianco e nero, sgranate. Automobili, rocce, grandi opere pubbliche nella sconfinata natura americana. Vi è un’economia di segni, un’indeterminatezza che nella sua essenzialità mira ad alludere più che a dichiarare. E’ il ricordo, la sensazione di momenti di vita sedimentati, sono le nascoste ossessioni quotidiane del popolo americano: il sesso, l’alcolismo, le ossessioni religiose, l’infanzia trascurata, l’iperbolicità delle vicende di tutti i giorni, l’apatia, il senso di inutilità, la potenza ineluttabile della natura, la vita familiare contrastata, un senso di libertà che tutto pervade e che tutto opprime e che spesso non si sa dove vada a finire, se non , forse, dentro allo scarico del lavandino, che in Gober sembra essere un luogo topico e misterioso dell’inconscio. L’osservatore europeo non può che necessariamente fare riferimento alla letteratura americana (da Walt Whitman in poi…) per percepire qualcosa di Gober. Altrimenti resta interdetto, resta tagliato fuori, ed è un vero peccato. E’ il ritratto della psiche di una nazione, senza retorica, senza infingimenti. E’ un’arte che non pone dei problemi per risolverli, ma semplicemente per instaurare un dialogo.

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Ugo Giuliani




Venezia – Robert Gober, Padiglione Usa
49. Biennale di Venezia 2001
10 giugno – 4 novembre 2001
Venezia
Giardini di Castello – Arsenale
Orari di apertura
10.00 – 18.00 martedì – sabato
10.00 – 22.00 sabato
chiuso il lunedì


[exibart]

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