Entrati nel padiglione di Singapore si resta un bel po’ sorpresi ad attendere le conseguenze del probabile urto catastrofico fra tre lampadari di cristallo.
Si tratta dell’opera di Suzann Victor.
Due lampadari laterali, in stile vittoriano, oscillano minacciando continuamente di colpire quello centrale, creato artigianalmente dall’artista con cocci di vasi recuperati a Sidney in negozietti di oggetti usati.
I lampadari laterali rappresentano i colonialisti, la classe privilegiata, quello centrale il soggetto colonizzato che aspira ad assumere lo stesso aspetto, con enormi sacrifici.
Sopporta infatti le minacce dei colonialisti e perde sangue (gocce di vetro rosso).
Violenza, tensione e fragilità coesistono in questo attraente spettacolo.
Matthew Ngui presenta un’interessantissima installazione, dove teli in movimento e giochi di luce coinvolgono lo spettatore che viene “proiettato” nell’opera da telecamere che lo riprendono e lo fanno apparire in molteplici finestre, in alcune delle quali appare la laguna.
Chen KeZhan presenta un opera pittorica materica e dinamica che si estende per più di dodici metri dietro gli archi imponenti presenti nel padiglione.
Salleh Japar è l’autrice di una sorta di cisterna che non solo lascia interrogarsi sul contenuto, ma anche sulla stessa, completamente celata (o costituita?) da stracci legati tra loro ad intervalli regolari.
Intense, nella loro diversità, le opere convivono armoniosamente con lo spazio che le ospita.
Genny Capitelli
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