Categorie: blabla arte

Arte pubblica o per il pubblico?

di - 13 Luglio 2016

Ne hanno già parlato in molti, su molte testate di
quotidiani ed anche su giornali specialistici. Eppure non mi sono fatta unidea.
Sto parlando del lavoro di Kentridge, ovviamente, di  quella meraviglia inaugurata da poco più di un
mese e che rischia di essere oscurata dalle famose bancarelle estive che
vengono messe sul Tevere. Gli artisti romani hanno gridato allinsulto,
e prontamente hanno pensato ad una petizione online. Mi sono subito tornate in
mente quelle petizioni fatte sulle pagine dei giornali, quando ci si metteva
tutti insieme e si comprava una pagina del quotidiano più illustre e si
chiedevano le firme agli intellettuali; non so a voi, ma a me sembrava assai
più intelligente. Perché pensare di ridurre la soluzione ad ogni problema
chiedendo una petizione online, non siamo in grado di difendere da soli le
nostre idee, dobbiamo avere una cordata dietro di persone che avallano le
nostre tesi? Ma poi, è giusta questa tesi? Io non riesco davvero a capire da
quale parte schierarmi. Ho molto amato il lavoro di Kentridge, e credo sia un
peccato perderne la sua immensità, con baracchette di venditori di Kebab. E
però cè un però. Perché si sapeva da subito che in quel posto
si sarebbero aperte le danze di una sempre più orrida estate romana, piena solo
ormai di ristoranti puzzolenti. Kentridge lo sapeva, lo sapevamo tutti. Mi
chiedo inoltre se forse, tra laltro, un lavoro di tale
portata non debba essere in grado di sostenere anche questa imposizione dallalto
della città che lo ha ospitato. Sarebbe meglio impedire la collocazione delle
bancarelle, o piuttosto questo potrebbe essere un modo per rendere maggiormente
fruibile unopera pubblica, dal pubblico, appunto? Sento in giro
molte voci, alcune che sostengono che sia giusto che il lavoro di Kentridge viva
modulandosi con le novità della città, altri invece, più integralisti, che
pensano che unopera darte
debba rimanere tale solo se spuria da ogni accesso esterno. Mi sentirei di
essere più dalla parte degli integralisti, perché se è vero che il lavoro è
diventato patrimonio della città, è pur vero che non si può utilizzare come
quinta scenica dellestate romana. Ma mi aspetto di
cambiare idea.

Articoli recenti

  • Fotografia

Agli Scavi Scaligeri riapre il Centro di Fotografia: gli archivi di LIFE raccontano gli sport inverali

Gli Scavi Scaligeri tornano accessibili con un progetto inedito dagli archivi LIFE: un percorso con oltre cento immagini degli sport…

21 Febbraio 2026 9:30
  • Mostre

E se l’arte si aprisse all’imprevisto? La mostra “Inseguire l’inatteso” a Venezia

Fino al prossimo 3 marzo, SPARC*—Spazio Arte Contemporanea porta a Venezia le opere di Stefano Cescon, Damiano Colombi e Alberto…

21 Febbraio 2026 0:02
  • Arte antica

Caravaggio e il Seicento napoletano: la collezione De Vito arriva a Forte dei Marmi

A Forte dei Marmi arriva la Collezione De Vito: un itinerario cronologico e tematico nella pittura napoletana dopo Caravaggio, attraverso…

20 Febbraio 2026 16:48
  • Arte contemporanea

Una nuova narrazione per l’arte post-franchista, al Reina Sofía di Madrid

Il Museo Reina Sofía di Madrid presenta il nuovo allestimento della collezione d'arte contemporanea: 403 opere dal 1975 a oggi,…

20 Febbraio 2026 15:30
  • Personaggi

«Sono stato salvato dai miei fallimenti». William Kentridge si racconta

Voleva fare l'attore, non sapeva dipingere: i fallimenti che hanno fatto di William Kentridge uno degli artisti più rilevanti del…

20 Febbraio 2026 14:28
  • Arte contemporanea

Emilia Kabakov torna a Venezia, con un diario collettivo per la Biennale 2026

Emilia Kabakov invita i cittadini a raccontare la propria Venezia, attraverso le pagine di un diario condiviso: l’installazione sarà presentata…

20 Febbraio 2026 14:22