Tra 1958 e 1959 fiorisce attorno al critico Pierre Restany un movimento chiamato poi Nouveau Réalisme che, ripartendo dalla strada battuta dal dadaismo, inserisce la realtà direttamente nel quadro, senza alcuna volontà rappresentativa. Che si trattasse di pigmento puro come nel caso di Yves Klein, di carcasse d’automobili come nelle Compressioni di César, oppure di cestini colmi di spazzatura come nei primi lavori di Arman, poco importa. La concretezza del reale, fatto di forme, colori e soprattutto materia è il quid poetico. Dintorni dada presenta lavori risalenti ad epoche assai diverse (dal 1945 al 2001) di tre nouveaux réalistes.
I lavori scultorei di Niki de Saint Phalle (1930-2002) risentono del fascino delle architetture di Antonio Gaudì, in particolare della Casa Batllò e soprattutto del Parco Gűel a Barcellona. L’acceso cromatismo, reso più intenso dall’uso di colori acrilici e dalla costruzione a cloisonné, e la deformazione delle figure, che spesso tendono alla
Decisamente più intrisi di provocazione sono i tablaux-pièges dei primi anni Settanta del romeno Daniel Spoerri (1930). Letteralmente sono “quadri-trappola”, ovvero oggetti trovati e conservati nel loro insieme e disordine, siano essi contenuti in cassetti, scatole oppure soprattutto su tavoli da pranzo. Solo il piano cambia e dà orizzontale si fa verticale per essere appeso al muro, appunto come un quadro. Queste opere tridimensionali ospitano nel loro disordine avanzi di cibo, piatti unti, posaceneri nel pieno delle loro funzioni, bicchieri macchiati di vino. C’è insomma tutto quello che si può trovare su un tavolo da pranzo dopo la partenza dei commensali, intrappolato da Spoerri in una dimensione senza tempo, eternizzato dall’atto artistico. Anticipando la sua successiva eat-art, questi suoi ready-made erano spesso realizzati direttamente nelle gallerie, i cui spazi venivano trasformati in sale da pranzo dove i fortunati ospiti potevano contribuire alla realizzazione delle opere consumando lauti banchetti.
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