Alcuni artisti hanno una personalità apparentemente molto diversa da quello che le loro opere suggeriscono. Così è anche nel caso di Lello Esposito (Napoli, 1957). Egli vive nel contrasto tra la sua figura eccentrica ed euforica, che ci ricorda quella dell’amico Massimo Troisi, e la sua produzione sofferta e grottesca.
La NT Art Gallery individua in questa disparità una vera e propria malattia, la “Sindrome di Partenope”, e la spiega come un eccesso di napolenità in cui l’artista è imbrigliato. In effetti, quando entrerete in galleria vi sarà impossibile non respirare quell’aria partenopea tanto bene identificata da Pulcinella, luogo comune usato e abusato, ma che in mano ad Esposito acquisisce un ulteriore volto. Diviene una figura estrema, scarnificata, segnata da rughe profonde, con gli occhi incavati e i muscoli contratti.
“Ho spogliato la maschera mille volte, ho messo a nudo l’uomo che ci sta dietro”, svela l’artista. E se avete avuto la fortuna di conoscerlo, o anche se solo avete osservato la sua foto nel catalogo, noterete sicuramente l’impressionante somiglianza tra il suo viso e quello dei Pulcinella privi di maschera. E’ quindi l’artista stesso l’uomo napoletano e sofferente che, dopo essersi tolto il costume carnevalesco che indossa tutti i giorni, diviene il protagonista delle proprie opere. Questo doppio essere è chiaramente espresso nei suoi lavori, per la maggior parte realizzati unendo un’opera di pittura e una di scultura riproducente lo stesso identico soggetto. Possiamo capire meglio questa particolarità ricordando due tappe fondamentali della sua produzione. La prima è intorno al 1973, quando all’età di sedici anni inizia a dipingere i primi Pulcinella, e la seconda è all’inizio degli anni novanta quando scopre la scultura. Una tecnica segue l’altra a una distanza di circa un ventennio, all’interno dei quali i suoi soggetti diventano sempre più contorti e sofferti, passano da essere la maschera di Pulcinella a mostrare chi ci sta dietro. La scultura che vediamo sovrapposta alla pittura è dunque un messaggio chiaro e esplicito, in cui il soggetto esce dal quadro per simboleggiare che non si tratta di sola arte, ma anche di una condizione realmente vissuta. Questa duplicità contraddistintiva di Lello Esposito è particolarmente evidente, tra le altre, nei Frammenti, nuove e rare opere di piccola dimensione realizzate appositamente per questa personale. Che sintetizzano tutte le sue peculiarità attraverso tele quasi monocrome e un’espressione scultorea sempre più accentuata e drammatica.
carolina lio
mostra visitata il 27 gennaio 2005
[exibart]
Da un vecchio cappotto a un guantone da pugilato: la nuova mostra di Spazio Punch —visitabile fino al 10 gennaio…
Grandi ritorni, blockbuster e nuove mitologie del maxi schermo. L’agenda dei titoli imperdibili, da gennaio a dicembre
Un incendio nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio ha gravemente danneggiato la Vondelkerk, chiesa progettata da…
Nel centenario della sua morte, il Musée d’Orsay dedica la prima grande monografica francese a John Singer Sargent, restituendo alla…
FORGET AI è il primo magazine di moda cartaceo interamente generato attraverso processi di intelligenza artificiale. E sembra dirci che…
A Hobart, il museo MONA dell’eccentrico collezionista David Walsh ha presentato una nuova installazione permanente e immersiva di Anselm Kiefer,…