Pablo Echaurren (1951) presenta in questa mostra la produzione degli ultimi tre lustri, ironica e vorticosamente cromatica non meno di quella precedente. Queste selezione avviene in vista della vasta antologica che a giugno, nel Chiostro del Bramante, tesserà il racconto della sua attività artistica nei campi più disparati –dalla ceramica alla pittura, dalla grafica al fumetto, di cui fu uno dei protagonisti assieme ad Andrea Pazienza nell’Officina Frigidaire.
Un Senza titolo del 1989 rimanda all’iconografia della produzione di collages, dove alle grandi lettere, spesso ritagliate da riviste futuriste tra cui Lacerba, si affiancano elementi di grafica minore, quali biglietti del tram o segnali d’avviso, talvolta trasposti allo stato pittorico, come il grande codice a barre dipinto nell’opera in questione. Questo giocare coi codici è anche un giocare con le parole che colpisce perfino nei
Il tema di quest’ultima opera, la pischedelia, ci introduce al copioso nucleo di opere dell’ultimo anno. Protagonisti di questa nuova stagione sono esseri totemici, archetipici, comunque fantastici, molti dei quali rimandano a dei e demoni dell’America precolombiana, anche se con strette analogie con quell’universale medioevo
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bibliografia
Pablo Echaurren: verso un’arte virale, a cura di Claudia Salaris, Bertiolo, ed. AAA, 2000
duccio dogheria
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