Francesco Primaticcio (1504-1570), bolognese alla corte di Francia, fu uno dei più raffinati maestri del manierismo europeo. Allievo di Innocenzo da Imola, vicino al Correggio e soprattutto a Giulio Romano, venne chiamato nel 1532 alla corte di Fontainebleau. Per la reggia di Francesco I eseguì, assieme a Nicolò dell’Abate e Rosso Fiorentino, superbi stucchi ed affreschi a carattere mitologico-allegorico, ponendo le basi di uno stile che di lì a poco avrebbe coinvolto anche le arti applicate, dalla produzione di arazzi a quella di preziosi gioielli. La mostra ospitata a Palazzo Re Enzo, organizzata dal Louvre e già proposta a Parigi, non ripercorre l’intero evolversi artistico di Primaticcio, ma si concentra sul periodo francese, in stretta relazione con la
Primaticcio a Fontainebleau divenne responsabile del progetto decorativo dell’intera reggia, declinando magistralmente il manierismo italiano con le raffinatezze del rinascimento francese in splendide decorazioni d’interno. Dalla Galleria Bassa al Gabinetto del Re, dalla Camera della duchessa d’Etampes ai giardini del castello, dalla Sala da ballo alla Galleria d’Ulisse, lasciata incompiuta alla sua morte, Primaticcio scrisse le pagine forse più belle del manierismo d’Oltralpe, dando origine a quella che Adam Bernard von Bartsh definì scuola di Fontainebleau.
Le cento opere in mostra, per lo più delicati disegni a penna o a matita rossa, testimoniano questo fondamentale capitolo della storia dell’arte, ora purtroppo in gran parte mutato. Il percorso si apre con l’autoritratto degli Uffizi, e prosegue con un prologo di disegni desunti dagli affreschi di Giulio Romano a Palazzo Te, nonché con
Non certo copiose le opere su tela. A parte il bell’autoritratto iniziale, è presente un’altra sola opera attribuita direttamente alla mano del maestro, Penelope racconta a Ulisse le prove subite durante la sua assenza, del Toledo Museum of Art. Accanto a queste, opere della bottega e della cerchia di Primaticcio; forse un po’ troppo poche per una mostra che si presenta come monografica… La tela forse più interessante è però Psiche e amore, intenso e sensuale lavoro di Nicolò dell’Abate ispirato al Primaticcio. Per fortuna l’autografia del grande manierista bolognese torna nella copiosa serie di disegni, fantasiosi ma sempre allusivi a un potere divino.
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