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Fino al 10.VI.2001 | Perino del Vaga, tra Raffaello e Michelangelo | Mantova, Fruttiere di Palazzo Te

di - 28 Marzo 2001

La mostra, curata da Elena Parma, scandaglia l’intero percorso del fiorentino attraverso la presentazione di 190 opere, tra disegni (che costituiscono la parte più cospicua), dipinti, cartoni per arazzi (tra cui la “Giove e Danae” del Louvre, recentemente scoperta), oggetti santuari, arazzi ed incisioni (straordinaria è la serie dedicata agli “Amori degli Dei”). L’artista è ricordato in occasione del cinquecentenario della sua nascita. Nato infatti nel 1501, Perino del Vaga muore ancora giovane nel 1547, dopo avere lasciato una notevole quantità di opere ed un numeroso stuolo di allievi. Si forma esercitandosi con successo sul famoso cartone di Michelangelo La battaglia di Anghiari e si appropria della tecnica del disegno, tipica della tradizione fiorentina, divenendo un fecondissimo, eclettico ed originale disegnatore.
I disegni esposti sono eseguiti in diverse maniere. Seguendo la teorizzazione del lombardo Lomazzo, ne possiamo distinguere quattro. Nella prima si ha il disegno velocemente tratteggiato a penna su carta bianca, con ombre segnate a tratti paralleli. Nella seconda il procedimento è identico, mentre le ombre sono date ad acquerello. Le prime due hanno per lo più il carattere di bozzetti, ossia di appunti per composizioni e movimenti delle figure. Nella terza maniera si disegna su carta preparata (cioè acquerellata di solito in azzurro o nei diversi gradi del marrone) e le luci sono date con la biacca, quando si vogliono dare effetti di contrasto drammatico tra ombre e luci oppure si rilevano a risparmio (cioè sono le parti non colorate dall’artista, quelle della carta insomma ed è una tecnica particolarmente difficile). Nell’ultima e quarta maniera troviamo il disegno dato con la morbida matita rossa o sanguigna, come nel caso dell’immagine che accompagna il testo. In questo caso il disegno è finito sin nei minimi dettagli e poteva servire per dare al committente l’idea del risultato dell’opera e poi aveva un valore anche nell’ambito del mercato.
La mostra è divisa in diverse sezioni: nella prima vi sono esempi dei grandi maestri dell’inizio del Cinquecento, come Raffaello e Michelangelo, Giulio Romano e Parmigianino. La seconda è dedicata alle opere di soggetto religioso, con la presentazione di alcune rare tavole, come lo splendido tondo con la “Sacra Famiglia” della collezione Liechtenstein a Vaduz, dove smaltati colori splendono puri nei loro timbri locali. Le restanti sezioni, suddivise per tecniche, come le incisioni e arazzi e cartoni, possono essere ricondotte ai prestigiosi committenti di Perino. L’artista a distanza di dieci anni dal suo arrivo a Roma, nel fatidico 1527, è chiamato a Genova alla corte del capitano e cavaliere Andrea Doria, con l’incarico di progettare il palazzo del signore, dalle fondamenta alle decorazioni finali e, come era stato per Raffaello a Roma, dirige una numerosa bottega composta da pittori, decoratori, scultori (tra cui Guglielmo della Porta) e stuccatori. Genova e Perino costituiscono l’alter ego dell’altra prestigiosa corte dell’Italia del nord, che vede attivo negli stessi anni il famoso allievo di Raffaello, Giulio Romano, a Mantova presso i Gonzaga, architetto e decoratore di Palazzo Te, sede ospitante la mostra. L’incontro si fa quindi dialettico confronto tra artisti di parallela formazione, entrambi impegnati a decorare i saloni delle principesche dimore con le mitologie allora in voga: “La caduta dei giganti e La storia di Psiche”. Giulio rovesciando dal cielo-soffitto lungo le pareti i suoi rutilanti personaggi nella sala dei Giganti, buca in profondità i muri, diaframmi di spazi profondi.

Perino compone la Caduta in un quadro riportato sul soffitto, chiuso da una finta cornice, il racconto quindi fascia come una stoffa preziosa la superficie e si svolge in ritmi bidimensionali. Mentre Giulio prelude agli sfondamenti della parete del barocco, Perino rappresenta la quintessenza dei valori ornamentali e decorativi tipici del Manierismo e per questo il suo medium ideale è in primis il disegno, l’idea che concepisce molteplici, fantastiche forme e di seguito l’affresco, che si srotola delicato, raffinatissimo, sempre eletto lungo decine e decine di metri di pareti.
Al suo ritorno nella capitale, negli anni Trenta viene assunto da Paolo III Farnese, con provvigione fissa e rientra come maestro in Vaticano, dove decora la Sala Regia, mentre a Castel Sant’Angelo è il direttore dei lavori nell’appartamento papale, che costituisce l’ultima prestigiosa impresa di Perino, circondato da allievi di primaria importanza, come Salviati, Tibaldi, Fontana, Pino. Al colmo degli onori, artista ufficiale della più importante famiglia di Roma, i Farnese, per la quale esegue i disegni della celebre “Cassetta Farnese” di Capodimonte presente in mostra (in oro, argento sbalzato e cristalli incisi), muore, all’età di soli 47 anni.

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Carmen Lorenzetti



Perino del Vaga, tra Raffaello e Michelangelo. Mantova, Fruttiere di Palazzo Te.
fino al 10.VI.2001.
Orario: dal martedì alla domenica 9.00-18.00; lunedì 13.00-18.00.
Ingresso: Biglietteria di Palazzo Te
Informazioni: tel. 0376-323266; Sito web: www.centropalazzote.it; e-mail: segreteria@centropalazzote.it
Catalogo: Electa


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  • La mostra è davvero bellissima e corposa; si ha la possibilità di ben apprezzare le straordinarie qualità grafiche di questo artista, erede della tecnica disegnativa di Raffaello. L'esposizione offre una casistica ampia e differenziata di quelle che sono le diverse fasi di lavoro seguite dal pittore nella definizione di una sua opera, dalle tavole agli affreschi, dagli arazzi agli apparati effimeri, dalle decorazioni di intere pareti a più modesti dipinti devozionali. Andatela a vedere. Perino del Vaga è un disegnatore raffinatissimo ed elegante!!Monica

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