A quasi trent’anni di distanza dalla prima mostra dedicata alle opere di Giorgio Morandi, che sanzionò l’inizio di una straordinaria attività espositiva, la Galleria Marescalchi torna ad accogliere nei suoi ambienti parte del testamento figurativo di uno degli artisti più importanti dell’arte italiana del Novecento e certamente uno dei più amati dai bolognesi: Giorgio Morandi appunto.
Il percorso espositivo ci pone di fronte ad una cinquantina di dipinti realizzati nell’arco di un trentennio: restituendo alla memoria della visione dipinti noti ai più e particolarmente apprezzati come la natura morta del ’29 e numerose altre opere, a volte del tutto sconosciute ma di grande pregio, personalmente scelte dal gallerista Italo Spagna, che accompagnandovi per le sale non mancherà di raccontarvi della cura e la meticolosa attenzione al dettaglio con cui ha selezionato ogni tela: “tutte pulite e preziose nel segno” e nelle solide e intense composizioni, aggiungiamo noi.
Il discorso figurativo del maestro bolognese si è sempre intrecciato al fraseggiare di poeti a lui contemporanei, ed è proprio la storia di quell’incontro che si vuol rendere visibile con questa esposizione.
Supporto importante alla visita, soprattutto nella misura in cui giunge a dare concretezza a quel dialogo intellettuale, è il catalogo curato da Franco Basile e Marilena Pasquali; il volume è parte integrante del progetto espositivo, impreziosito dalla riproduzione di documenti originali che lasciano intuire le modalità di quegli incontri tra giovani artisti e intellettuali della Bologna dei primi anni del ‘900, e ci lascia intravedere e immaginare i luoghi che hanno sentito risuonare le loro parole, hanno visto stillare i loro pensieri.
Ancora una volta le innumerevoli nature morte ci appaiono come l’immagine più calzante e palpitante che l’artista possa dare della realtà che lo circonda, l’immagine più realistica e autentica anche degli squarci agresti di alcune delle sue tele.
Non meno calzante ci pare la relazione tra le parole di un altro grande poeta del nostro Novecento e alcune nature morte studiate e tratteggiate dall’artista in particolare negli anni della guerra: forse in quelle Nature con conchiglie che giacciono in un canto in penombra del suo studio, così come le ha ritratte non potremmo ritrovare la compiuta raffigurazione di alcuni dei versi che Montale raccolse in Ossi di seppia? “Tendono alla chiarità le cose oscure,/ si esauriscono i corpi in un fluire/ di tinte: queste in musiche. Svanire/ è dunque la ventura delle venture”. Tra gli altri poeti che intesero legare la propria esperienza a quella che in pittura andava compiendo Morandi ricordiamo anche Attilio Bertolucci e le sue suggestive descrizioni di una natura che inneggia alla calma, alla quiete dell’animo, e ai luoghi intimi e segreti che i versi di Mario Luzi hanno scandagliato raccontandoci di “cose che anelano a entrare nella sfera della loro vera forma”, oltre quel vuoto, quel nulla che lo stesso pittore bolognese si è più volte voltato a guardare, per fissare nel tempo delle sue tele la luce che il poeta dice “ci unifica e ci assolve”.
Erika Giuliani
Galleria Marescalchi, via Mascarella 116/b Bologna
Tel. 051/ 240368.
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20; Catalogo Edizioni Marescalchi, 50000£
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Bellissimo articolo, complimenti!