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Fino al 11.III.2001 | Morandi – Arte e Poesia. | Bologna, Galleria Marescalchi |

di - 3 Febbraio 2001

A quasi trent’anni di distanza dalla prima mostra dedicata alle opere di Giorgio Morandi, che sanzionò l’inizio di una straordinaria attività espositiva, la Galleria Marescalchi torna ad accogliere nei suoi ambienti parte del testamento figurativo di uno degli artisti più importanti dell’arte italiana del Novecento e certamente uno dei più amati dai bolognesi: Giorgio Morandi appunto.
Il percorso espositivo ci pone di fronte ad una cinquantina di dipinti realizzati nell’arco di un trentennio: restituendo alla memoria della visione dipinti noti ai più e particolarmente apprezzati come la natura morta del ’29 e numerose altre opere, a volte del tutto sconosciute ma di grande pregio, personalmente scelte dal gallerista Italo Spagna, che accompagnandovi per le sale non mancherà di raccontarvi della cura e la meticolosa attenzione al dettaglio con cui ha selezionato ogni tela: “tutte pulite e preziose nel segno” e nelle solide e intense composizioni, aggiungiamo noi.
Il discorso figurativo del maestro bolognese si è sempre intrecciato al fraseggiare di poeti a lui contemporanei, ed è proprio la storia di quell’incontro che si vuol rendere visibile con questa esposizione.
Supporto importante alla visita, soprattutto nella misura in cui giunge a dare concretezza a quel dialogo intellettuale, è il catalogo curato da Franco Basile e Marilena Pasquali; il volume è parte integrante del progetto espositivo, impreziosito dalla riproduzione di documenti originali che lasciano intuire le modalità di quegli incontri tra giovani artisti e intellettuali della Bologna dei primi anni del ‘900, e ci lascia intravedere e immaginare i luoghi che hanno sentito risuonare le loro parole, hanno visto stillare i loro pensieri.
Ancora una volta le innumerevoli nature morte ci appaiono come l’immagine più calzante e palpitante che l’artista possa dare della realtà che lo circonda, l’immagine più realistica e autentica anche degli squarci agresti di alcune delle sue tele.
Ad ogni passo, ad ogni scelta compositiva sottende un’intenzione poetica che astrae le forme rappresentate dall’evidenza del quotidiano proiettandole in una realtà speculativa e forse per questo più intensa. “Esprimere ciò che è nella natura, cioè nel mondo visibile, è la cosa che maggiormente mi interessa. Ciò che noi vediamo ritengo sia creazione, invenzione dell’artista, qualora egli sia capace di far cadere quei diaframmi, cioè quelle immagini convenzionali che si frappongono fra lui e le cose” e ancora…ricordava che condivideva con Galileo l’idea che il libro della natura fosse scritto “in caratteri estranei al nostro alfabeto”. Ma come dimostrano gli stessi documenti raccolti nel catalogo, a confermare il continuo e intenso dialogare di Arte e poesia nell’opera di Morandi non è soltanto questa particolare e personale visione della realtà e quel suo modo di delinearne le forme: i tempi stessi in cui l’artista è vissuto gli hanno consentito di condividere questa esperienza estetica con molti amici, divenuti poi illustri poeti: primo fra tutti Dino Campana che gli dedica una copia dei suoi celebri Canti Orfici; frequenta gli intellettuali che nel 1919 fondano “La Ronda”, tra questi Franchi e Baldini diventano due dei suoi amici più cari accanto all’”insocievole” Cardarelli che sembra formulare la risposta poetica più immediata ad alcuni degli studi di Morandi: ed ecco che allora in quella …”Distesa estate,/stagione dei densi climi/ dei grandi mattini/ dell’albe senza rumore…” ci par vero ritrovare il Paesaggio del 1940.
Non meno calzante ci pare la relazione tra le parole di un altro grande poeta del nostro Novecento e alcune nature morte studiate e tratteggiate dall’artista in particolare negli anni della guerra: forse in quelle Nature con conchiglie che giacciono in un canto in penombra del suo studio, così come le ha ritratte non potremmo ritrovare la compiuta raffigurazione di alcuni dei versi che Montale raccolse in Ossi di seppia? “Tendono alla chiarità le cose oscure,/ si esauriscono i corpi in un fluire/ di tinte: queste in musiche. Svanire/ è dunque la ventura delle venture”. Tra gli altri poeti che intesero legare la propria esperienza a quella che in pittura andava compiendo Morandi ricordiamo anche Attilio Bertolucci e le sue suggestive descrizioni di una natura che inneggia alla calma, alla quiete dell’animo, e ai luoghi intimi e segreti che i versi di Mario Luzi hanno scandagliato raccontandoci di “cose che anelano a entrare nella sfera della loro vera forma”, oltre quel vuoto, quel nulla che lo stesso pittore bolognese si è più volte voltato a guardare, per fissare nel tempo delle sue tele la luce che il poeta dice “ci unifica e ci assolve”.


Erika Giuliani


Galleria Marescalchi, via Mascarella 116/b Bologna
Tel. 051/ 240368.
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20; Catalogo Edizioni Marescalchi, 50000£




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