Nel cuore di Bologna, a pochi metri dall’imponente Nettuno del Giambologna e ad altrettanti dall’orrore tecnologico dell’urban center, è nato un nuovo spazio espositivo.
La Galleria d’Accursio, vero e proprio percorso sotterraneo allestito con fantasia dall’architetto Kazuhide Takahama in un ex sottopassaggio pedonale da tempo abbandonato a se stesso, inaugura con una selezione di cento opere tra primo novecento e la contemporaneità.
L’esposizione, curata da Dino Gavina, non pecca certo in coraggio, avendo scelto -a parte qualche eccezione- personalità minori, prediligendo una certa qualità delle opere rispetto a quella del nomi degli autori.
Per la prima parte del secolo si è prediletto un genere di per sé ancor oggi sottostimato, la scultura.
Ben rappresentata la stagione che dal simbolismo porta al liberty: dal virtuosismo ritrattista del piacentino Enrico Astorri all’intimismo crepuscolare di Domenico Baccarini, passando per il luminismo di Arrigo Minerbi e, per non trascurare troppo la pittura, ricordiamo con piacere il cromatismo fauve di Mario Cavaglieri.
La modernità ha però il suo vero slancio con due artisti gravitanti nell’affollato cosmo futurista: i fratelli Ram Ruggero Michahelles (Quadriga – RAM – 1929, Collezione Lia e Riccardo Michahelles) e Ernesto Michahelles, più noto col soprannome di Tayaht, la cui opera scultorea è stata affiancata da una campionatura di quella pittorica. Il ritorno all’ordine vigente tra i due conflitti mondiali è sintetizzato dall’opera del novecentista Giovanni Colacicchi, sapiente nei paesaggi come nelle scene narrative a coniugare impianti classici con soluzioni vicine al realismo magico.
Abbandonato ogni retaggio accademico volto alla mera figurazione, l’altra metà del secolo è rappresentata da opere tendenti per lo più all’astrazione; è questo il caso di Edoardo Landi –uno dei protagonisti del Gruppo N-, Giuliana Balice, Kengiro Atzuma, Getulio Alviani e dei ben più noti Alberto Viani e Carlo Scarpa.
Il taiwanese Li Yuan Chia propone una pittura che risente della filosofia zen quanto dell’antica arte dei calligrammi; un fare segnico che è ripreso, in maniera del tutto personale e più occidentalizzata, anche dal bolognese Alessandro Aldrovandi.
Solitario nella vita, Carlo Leoni lo è anche in questo percorso espositivo dai molti fili ma dalle poche conduzioni. Il suo patire profondamente umano, il suo espressionismo tutto bolognese si fa percorso a sé, con un gruppo di acqueforti e una scultura dalle dimensioni non certo comuni per quest’artista.
Decisamente all’insegna della contemporaneità e del multimediale la chiusura del percorso, che presenta il work in progress di Nino Migliori titolato Checked. One year under control, installazione su quattro pareti tre delle quali ricoperte da centinaia di fotografie eseguite nel 2002 dall’artista.
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[exibart]
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