Un vero maestro riconosciuto Luigi Ghirri (1943-1992), e in questa mostra si avverte la sua speciale sensibilità alla luce, tra riflessi sulle cose della vita che sono anche riflessioni, la realtà moltiplicata, dipinta, allo specchio, mai ferma. Come per i ricordi, perennemente mutevoli: anche se quella figura alla parete, di sapore popolare, è sempre stata lì, appena più polverosa negli anni, nell’osservarla, riprenderla, diviene altro, esige degli interventi, come schegge di memoria che s’insinuano sorprendenti tra realtà statiche, che mai sono tali nel ripensarle, nel desiderio di riprenderle con la macchina fotografica.
Ciò che è noto, visto, conosciuto si fa rivelazione, sorprendente scoperta. Strappi di inquadrature, materiali che svelano il gioco di sovrapposizioni, insieme di carte, disegni, oggetti della quotidianità che, dentro nuovi confini, diventano memoria assoluta, di chiara, commossa vicinanza. Cornici, limiti, segni di separazione: ma anche dentro un quadro ancora si interviene. E’ il gesto dell’uomo, del fotografo, creando quindi inattese trasparenze, buie ombre, ironiche presenze.
Tra le figure di riferimento Ghirri citava Eugène Atget, Lee Friedlander, Walker Evans, ma si avverte intenso e sincero anche il dialogo a distanza con William Eggleston.
Quadri capovolti, la loro materia, legno, tela, chiodi, cornici vicine, visioni spezzate: si coglie l’esigenza straniante, il bisogno di sottrarre quiete al già noto, un invito a ri-guardare. Come per le vecchie foto in diverse composizioni. Raccolte d’immagini ad evocare quell’esigenza di catalogazione che, pura follia, svela subito la propria impossibilità. E ogni cosa mostra inevitabili sconnessioni, disordini, quasi una sorta di mappa della mente composta di elementi di diversa provenienza. Ritrovando però poi una sua verità, proprio nel piacere dell’opera artistica, nella rappresentazione, mentre arriva in lunghi, commoventi echi quel sentimento d’affettuosa malinconia verso il mondo delle cose vicine che pare espandersi visitando la mostra, sfogliando il catalogo.
Cartoline con elastico su una carta geografica, nuovi sfondi e materiali, cieli, acciottolati, stoffe rosse, libri, carte. Mani che tolgono una vecchia foto dalla cornice, ma resta insieme un’ombra, un’altra presenza fantasma. La fascinazione della vita che si ferma nel pensiero, si fa nostalgia, scatto fotografico.
Colori della finzione e dei giorni passati, artificio e natura, proporzioni sconnesse, piani che s’intersecano. Un percorso espositivo ed un libro di prezioso nitore, colmo di dolci spaesamenti, con cui ancora e ancora sarà necessario confrontarsi. Per la fotografia e non solo.
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