Mario Sasso (Staffolo, 1934, vive a Jesi) è un mutante silenzioso. Ancora non sente la necessità di interrompere la migrazione paziente con cui da anni mescola video, fotografia, grafica, pittura e performance. Alla Desia di Bologna, agenzia di consulenza che spesso ospita mostre, inizia il tour che porterà prima a Napoli e poi a Roma il suo ultimo trittico, Urbana.
Sasso ha fatto della provincia il suo luogo d’elezione e di vita, ma la metropoli, la tecnologia e la comunicazione sono da sempre al centro della sua riflessione artistica. La città è il luogo dove si manifestano più chiaramente gli effetti della globalizzazione: nella foresta urbana vengono seppellite la semplicità dei piccoli gesti, la possibilità di espressione, la particolarità di ciascun soggetto.
In questo trittico la giungla della globalizzazione è rappresentata come una sovrapposizione illeggibile di stradari, mappe, carte turistiche. Dentro queste geografie Mario Sasso rivendica la centralità dell’uomo, impersonata da mani e braccia che sembrano voler uscire dal quadro e reclamare la propria importanza. “Anche se in alcuni casi può sembrare che queste mani stiano tirando un pugno, si tratta di persone che stanno alzando il dito per dire la propria. Non sono gesti arrabbiati, almeno non ancora”, dichiara. Il corpo umano è protagonista anche della video performance che accompagna il trittico. Viene esplorato, accarezzato, accudito, diventa anch’esso mappa concreta: “la sensibilità è qualcosa di straordinariamente legato al corpo, ma anche all’ambiente che ci circonda.
Nella ricerca artistica di Sasso gli strumenti della comunicazione offerti dalle moderne tecnologie vengono ibridati tra di loro e si tramutano in un mezzo per valorizzare questa sensibilità troppe volte frustrata. L’artista spiega così il suo approccio: “Bisogna sforzarsi di capire quello che è nascosto dietro questi spazi di incomunicabilità. Dobbiamo avviare un altro tipo di comunicazione, dare attenzione ai piccoli gesti, dietro ognuno dei quali c’è una persona. Ogni volta che vengono ignorati c’è da preoccuparsi”. La forma del trittico rimanda inoltre ad una dimensione antica, in qualche modo sacrale, in cui la vita assume un carattere pieno e speciale.
Quella di Sasso non è quindi una visione pessimistica della realtà, tutt’altro. Nel delineare senza clamore cioò che non gli piace, con la tranquilla perseveranza di chi sa quello che dice, invita a scoprire un modo diverso per avvicinarsi al cuore pulsante che si nasconde dentro ogni metropoli.
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Mario Sasso alla mostra T.E.C. Tecniche Esecutive Contemporanee
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