Sant’Apollonia a Bologna è una desolata viuzza tra la multietnica via San Vitale e il chiasso della zona universitaria. In questi cento metri di stretto portico, intonaci rossi scrostati dagli anni, un perenne silenzio che s’incontra con l’ombra, ha vissuto la sua intera e non certo generosa esistenza Carlo Leoni (1925-1982), non a torto considerato una delle voci più sincere e profonde dell’incisione bolognese. La vita lo privò, nel 1959, dell’utilizzo delle gambe, costringendolo a un’esistenza sulla sedia a rotelle, a numerose frequentazioni ospedaliere, a un carattere difficile. Ciononostante, nella sua produzione artistica non s’avverte mai lo sconforto, il dolore senza fondo, il pessimismo melanconico, quanto semmai un’aderenza sincera e mai retorica alla vita, anche quando essa si presenta nella sua forma amara.
Un parco numero di soggetti domestici è proposto in mostra da quaranta incisioni donate dagli eredi al Comune di Budrio e ben testimonia la produzione di questo artista che, a dispetto della sua bolognesità, ha ottenuto in vita ottimi riconoscimenti nelle principali esposizioni nazionali e non dedicate all’incisione.
Tra gli esigui soggetti trattati, la figura della madre occupa senz’altro un posto di primo piano. Anziana, i capelli avvolti in uno scialle, il suo profilo è rassicurante mentre esegue i lavori domestici come nei rari quanto semplici momenti di riposo. La sua figura è così costante che, tolti gli autoritratti e i rari ritratti di amici, è per Leoni l’unica umanità possibile, protettiva e rasserenante.
Parimenti patito è l’altro soggetto che ha segnato profondamente la vita dell’artista: l’ospedale, in cui -pur se presenti- le figure umane cadono in secondo piano, sovrastate dal candore delle pareti e dei materassi, nonché dalla serena geometria del susseguirsi di letti, sedie e lampade.
Il tratto grafico di Leoni è profondamente graffiante, espressionista, costruito col solo uso dell’acquaforte, spesso parsimoniando i segni con un effetto che, specie nei paesaggi, diviene visionario. E proprio in questo genere –la veduta di un parco, lo scorcio di un portico, una fibrillante tempesta marina- Leoni appare più arguto e piacevole, considerando che oggigiorno soggetti quali la vecchiaia, la quiete e la malattia vengono accettati solo quando sono proposti nell’accezione più esasperata, esibizionista, cruenta.
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