Bologna, Torino e Pavullo. Un progetto itinerante in tre sedi per riscoprire la donna firmata Buell. Come prima tappa, i nuovi spazi della galleria L’Ariete in via d’Azeglio, dove il tratto violento del pittore risalta in modo eccellente e senza stridore sul bianco pulito e asettico delle pareti. Al centro dell’indagine pittorica in mostra, opere realizzate dal pittore per l’occasione, come le donne dell’Est in cerca di mariti a pagamento sul web (la serie Mamouchka) o le Sisters prive di grazia. Buell (Parigi, 1963) si appropria dell’immagine femminile scarnificandola, con un’impronta stilistica che, pur fedele all’origine, apporta delle innovazioni. Le nuove donne di Buell non urlano al pari delle figure precedenti, trasudano in silenzio una sessualità repressa mentre rimangono prigioniere di un ruolo predefinito, in balìa dei condizionamenti sociali. Si mostrano come prede desiderabili e silenziose mentre parlano attraverso i fremiti della pelle, isolate al centro del quadro e si caricano di seduzione nel momento in cui il pittore ne annienta paradossalmente la carica seduttiva, sintetizzandone le membra, irruvidendone i corpi, deformandone i volti. Assumono i connotati di una bellezza assoluta nella loro estrema bruttezza, come fossero vittime sacrificali del consumo. Passano in rassegna sul muro, una dopo l’altra, come gracili spettri da esibizione, sgorbi scarabocchiati che si impongono con la loro anatomia sghemba e fastidiosamente disarmonica che riunisce il segno contorto e malato di Schiele alla disumanità delle Woman di de Kooning (solo per citarne due, poiché i riferimenti stilistici si avvic
Donne avvilite e avvilenti dunque, quelle di Buell, martirizzate, che si arrendono dinanzi alla forza degli stereotipi. E lasciano al di fuori del loro nero ostentato il vuoto del nulla.
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