Categorie: bologna

fino al 17.XII.2006 | Debora Romei | Reggio Emilia, Officina delle Arti

di - 14 Dicembre 2006

Debora Romei (Castelnovo ne’ Monti, Reggio Emilia, 1970) sceglie come punto di partenza per la sua ricerca pittorica il corpo. Attraversando l’epidermide e scegliendo di analizzarlo dall’interno. Come massa organica e fluida, cellula in divenire e filamento. La genesi di Romei si compie da qui, attraverso una scarnificazione che arriva ad una sintesi pittorica estrema, dove la corporeità si traduce sotto forma di bozzoli ibridi e polimorfi. Dove la rarefazione sintetica del segno va a giocare sugli spazi e sugli equilibri, su sensazioni che s’incrociano con una modalità estremamente fluida. La visione delle forme -che rasentano l’astrazione e s’intrecciano sugli sfondi delimitando la costruzione strutturale dell’opera- sia orizzontale che verticale, mostra difatti una rappresentazione ermetica del dato organico. Ciò che è, in continua mutazione, con metamorfosi che si fanno via via sempre più astratte nelle opere di grandi dimensioni. I segni si trasformano, diventano strumenti chirurgici, rimangono in sospensione sempre verso un oltre non del tutto visibile.
Colpiscono gli sfondi fluorescenti, i contrasti forti e mai stridenti dei colori difficili scelti per la stesura; colpisce pure l’impossibile del fluo. Le poche pennellate delimitano l’oggetto come fosse un’escrescenza in fase di materializzazione, un agglomerato pulsante. Debora Romei smaterializza così la struttura corporea. Il corpo viene destrutturato come forma e diviene un insieme informe, a stento riconoscibile. I reticolati si fanno di opera in opera sempre più evidenti, amalgamandosi fra loro. Le terminazioni nervose sono filamenti si estendono al di fuori dello spazio–quadro, per proseguire un loro percorso infinito dando una sensazione di uscita verso l’esterno.
La pittura c’è ed è solida. Una stesura che sicuramente non segue la linea tipica della odierna figurazione pittorica italiana, ma si avvicina maggiormente ad una visione americana che trova le sue radici nel minimalismo nichilista o segue a tratti la linea dell’espressionismo.
Esperimento riuscito sono anche le due macro-installazioni al centro della sala, realizzate per l’occasione: Vuoto al centro, tubi corrugati volutamente sospesi a pochi cm dal suolo come strutture architettoniche interne al corpo, e Senza titolo, tre rami lunghi sette metri legati insieme, uniti e appesi con catene. Un discorso che parte dall’albero trattato come corpo e forma embrionale, fasciato di viola (a rappresentare entrambi i sessi) ad indicare una sessualità che fuoriesce dagli schemi, senza alcuna definizione, con il vincolo della catena a simboleggiare la parte psicologica, le infrastrutture, l’architettura della mente. Elemento, quello cerebrale, che risulta fondamentale in una ricerca tutt’altro che superficiale, al contrario così strenuamente concettuale e pura, che sonda nelle cavità nell’organismo arrivando ad integrarlo in tutto e per tutto con il dato strettamente psicologico. Mostrando da una parte il senso di un’umanità sofferta e l’ambiguità insita nella dualità sessuale e dall’altra le infinite possibilità del divenire umano.

articoli correlati
Intervista a Debora Romei

francesca baboni
mostra visitata il 17 novembre 2006


Debora Romei – Sognai la mia genesi
a cura di Marinella Paderni
Officina delle arti , Via Brigata Reggio n.29- Reggio Emilia
orari Venerdì, sabato, domenica ore 16.00 – 20.00
ingresso libero – info: Musei Civici tel 0522 456477
www.musei.re.it


[exibart]

Articoli recenti

  • Mostre

Tra i padiglioni più belli della Biennale 2026 c’è quello della Santa Sede

Il Padiglione della Santa Sede trasforma il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi in una partitura in tempo reale. Con "L’Orecchio…

3 Giugno 2026 23:30
  • Mercato

Per la Next Gen del collezionismo, comprare opere non basta più

Lo dice il nuovo report di Larry’s List: la nuova generazione sposta il baricentro dall’acquisto alla costruzione di ecosistemi culturali.…

3 Giugno 2026 23:15
  • exibart.prize

exibart prize incontra Vincenzo Frattini

Ho costantemente l’esigenza di creare delle forme esterne che risuonino con la mia dimensione spirituale interiore

3 Giugno 2026 18:03
  • Design

Alessandro Mendini a Villa Giulia: le cose, le stanze, il progetto

A Verbania, fino al 27 settembre 2026, Villa Giulia accoglie una retrospettiva dedicata al designer Alessandro Mendini, tra oggetti iconici,…

3 Giugno 2026 18:00
  • Mostre

Quando i traumi diventano opere d’arte: la grande retrospettiva di Tracey Emin alla Tate Modern

Fino al 31 agosto, continua a Londra la più grande mostra mai realizzata su Tracey Emin. Tra aborto, malattia, violenza…

3 Giugno 2026 17:50
  • Architettura

A Londra apre il Serpentine Pavilion 2026: ecco il progetto di LANZA atelier

In apertura a Londra il Serpentine Pavilion 2026 progettato da LANZA atelier: una struttura sinuosa in mattoni per il 25mo…

3 Giugno 2026 16:10