Ben due, questa volta, le mostre che proseguono l’appuntamento con la grande fotografia in Sala d’Ercole: “Prima del 2000” di Massimo Sciacca getta uno sguardo da fotoreporter sui centri sociali bolognesi ispirandosi al realismo artistico; “Movement, sound and time” di Roberto Legnani è invece un complesso lavoro di fotografia artistica, basata sui contrasti di luce e buio, tra la plasticità dei corpi in movimento e la staticità espressiva dei soggetti ritratti.
La dialettica tra realismo ed espressionismo non è però il solo crocevia delle due esposizioni. La tensione più profonda è quella tra la forte affermazione dell’identità esistenziale presente nell’opera di Sciacca e una sua netta negazione, una dissolvenza di ogni identità e di ogni forma, e tuttavia una loro perpetrata ricerca, come testimoniano le immagini di Legnani.
Il lavoro di Legnani è infatti una denuncia della condizione esistenziale, al limite disperata, ma mai arrendevole, in cui versa l’uomo, il suo mare di solitudine e di sofferenza, la sua voglia di lottare. Queste fotografie sono “opere aperte” e richiedono lo sguardo di un osservatore per poter assumere piena significazione: tentativi ben riusciti di descrivere sulla pellicola la pura sensazione (il movimento, il suono, il tempo) cercano e trovano una corrispettiva emozione in chi le osserva. Figurazioni del divenire e della trasfigurazione, i soggetti, corpi umani, emergono anonimi dal buio per risprofondare in esso. È un andata e ritorno dal tutto al nulla: fotografie che certamente un articolo non può descrivere nella loro complessa bellezza, come nel caso dei Trittici “L’atleta”, “Il tempo” e “L’essere umano”. Nella grande tecnica di questo artista si legge anche la lezione della pittura di Francis Bacon: contrapposizione di corpo ed anima, trionfo del corpo, carne indistinguibile, come materia che prevale sulla forma.
Infine, indubbia menzione meritano le didascalie che contornano e rispecchiano le opere dei tre artisti: descrittive quelle di Sciacca, veri ancoraggi all’interpretazione illimitata in Legnani, dolcemente poetiche in Arason.
Andrea Zannin
Exibart
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