Entrando negli spazi della galleria la prima impressione è quella di trovarsi di fronte ad una serie di interventi site-specific. Le quattro grandi tele di Francesco Spampinato, alla seconda mostra personale alla Marabini, simulano mosse concrezioni architettoniche, aperture pulsanti, arditi sottinsù di memoria barocca che sembrano spalancarsi, quasi per magia, ad una caleidoscopica esplosione di forme, energia e bagliori colorati. A cui si sussegue la tentazione di alzare lo sguardo verso il soffitto per capire se si tratta realmente di un omaggio agli ambienti suggestivi e anomali della galleria.
Da questi vibranti passaggi affiorano sommovimenti spaziali, abissi della fantasia, incastri e inferenze tra campiture di colori scioccanti, acidi e iper-saturi stesi à plat, che enfatizzano i valori di una realtà, quella dell’artista, psichedelica ed esagerata. Spampinato propone una modalità pittorica molto singolare, affatto concorrenziale alle immagini mediali e tecnologiche del video o della fotografia, in una versione delirante che trae i suoi contenuti dai contesti vitali della grafica, della pubblicità, dei fumetti manga, dalla cultura “bassa” e massificata come da quella “alta”. Ripescando nella storia dell’arte i suoi referenti, senza escludere, all’interno di questo mixaggio, una certa valenza concettuale, l’attenzione al packaging e ad un impatto visivo che ‘aggredisce’ sia sul piano coloristico che formale.
Effetti di dilatazione e contrazione generano spirali profonde che risucchiano come in un vortice forme inusitate e incomprensibili: dischi e orbite volanti, allungamenti vegetali, peduncoli vibratili e geometrie lubriche si traducono in puri addensamenti spaziali e costituiscono, in questa lievitante composizione, le unità minime del vocabolario segnico e cromatico dell’artista.
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a vederli in video sono belli...bravo spampi!