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fino al 18.VIII.2002 | Il Cinquecento a Bologna – Disegni dal Louvre e dipinti a confronto | Bologna, Pinacoteca Nazionale

di - 29 Luglio 2002

La mostra curata con la consueta attenzione e precisione da Marzia Faietti, unitamente a Dominique Cordellier, costituisce l’ideale proseguimento di quella del Louvre, antecedente di un anno, e intitolata Un siècle de dessin à Bologne 1480-1580 De la Renaissance à la réforme tridentine. Le date del percorso artistico delle due manifestazioni si sovrappongono quasi, iniziando, quella di Bologna, alla fine del quattrocento con i ricordi ancora ferraresi del Maineri e concludendosi col poliedrico ‘manierista e naturalista’ Bartolomeo Passerotti, sul 1580. La particolarità del percorso espositivo risiede nella possibilità di confrontare i disegni con i quadri, il bozzetto con l’opera finita direttamente in mostra. Le persone più curiose ed attente potranno inoltre intraprendere una passeggiata fuori, nella città, dove le chiese sono disseminate di pale d’altare cinquecentesche, cui i disegni in mostra si collegano. Si può quindi ricostruire l’itinerario artistico di un’opera d’arte del Cinquecento dal momento dell’abbozzo confuso di un’idea, a quello d’un disegno più preciso, che costituisce il gradino precedente dell’opera finita nel quadro. Un bel confronto si può fare, ad esempio, con i disegni tratteggiati con segno deciso e veloce e il quadro rappresentante San Rocco, proveniente dalla chiesa di San Petronio di Parmigianino; in mostra le opere dialogano vis à vis. In quest’ultimo caso il disegno può aver carattere di rapido spunto, in altri invece, essere così preciso e rifinito, da non avere alcuna variazione nell’opera finale, come nella vivace e accattivante figura di Eolo del sardonico Pellegrino Ribaldi, che corrisponde a un riquadro affrescato nella serie con le Storie di Ulisse a Palazzo Poggi. Se il disegno si mostra quadrettato, l’opera finita rispetterà con un rapporto uno a uno l’idea disegnata, è il caso dell’affresco con il Festino con Baccanali di Prospero Fontana, eseguito per la romana villa Giulia. Alcuni esemplari particolarmente rifiniti come il disegno di Francesco Francia rappresentante la Giuditta con la testa di Oloferne dell’inizio del Cinquecento mostrano di valere come prodotto autonomo ormai svincolato dalla redazione pittorica e di potere circolare liberamente nel mercato come oggetto da collezione per gli amatori e collezionisti di disegni. Un esempio di collezionista lo abbiamo già nel Cinquecento con Vasari, che collezionava disegni di colleghi e amici, li metteva poi ordinatamente in un album e disegnava attorno ai disegni un’elegante cornice architettonica. In mostra si possono ammirare alcuni disegni ancora impaginati come aveva voluto Vasari, passati attraverso il mercato collezionistico nel Seicento in Francia. Infine il disegno può essere preparatorio per una stampa, in questo caso ha un carattere rifinito a penna e inchiostro senza nuances pittoriche, ma è costituito da tratteggi incrociati e paralleli, come accade per il Giove tonante assiso sulle nuvole di Passerotti. L’unico ad avere il supporto in tela, finissima, è il disegno con la Deposizione di Cristo nel sepolcro di Amico Aspertini, un’opera che ricorda un quadro in sé o un bassorilievo, di grande efficacia espressiva.
I disegni mostrano, come i dipinti, le possibilità di molteplici rimandi stilistici, che vedono Bologna al centro di valori pittorici e pastosi d’influenza veneto-ferrarese, oppure più classici e lineari di radice tosco-romana, ma che infine connotano la città in senso anche umorale e naturalistico, in modo da farne la culla della riforma più feconda del secolo: quella dei Carracci.

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‘Il Cinquecento a Bologna – Disegni dal Louvre e dipinti a confronto’;
a cura di Marzia Faietti e Dominique Cordeiller; Bologna, Pinacoteca Nazionale, Sale delle Belle Arti, Via Belle Arti; Orari: dalle 9 alle 19. Chiuso Lunedì;
Catalogo Electa; Informazioni e prenotazioni: Tel: 051-4210809 Fax: 051-4214652 E–mail: info@guidedarte.com


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