Le opere esposte sono tutte ispirate ad edifici rurali del ravennate, a ruderi scrostati tra cui risaltano vapori indefiniti, screzi di cielo e luce tra le macerie abbandonate. Ma nei lavori di Mikhaylov Viacheslav non un accenno di decadenza connota tale degrado.
L’esaltazione della parete, dello sfondo quale infinita materia di ricerca, crea geometrie incantevoli, il perfetto equilibrio di un’architettura che, ormai abbandonata, si lascia travolgere dagli elementi naturali che lentamente se ne appropriano. Porte serrate, finestre, mattoni accavallati uno sull’altro, non sono più cornici di pietra in cui resta inquadrato lo spazio esterno, bensì si fondono con esso nella costruzione di una
Impossibile non pensare al conterraneo Rothko, ma con una ricercatezza cromatica che ricorda anche la pittura di Matisse. Nell’eliminazione della distanza tra interni ed esterni la bidimensionalità scompare, lasciando posto ad un intreccio di lacerazioni e rilievi in cui la capacità visionaria del pittore prospetta una sintesi tra passato e presente, tra nostalgico abbandono e vitalità della materia. E forse, non ci sarebbe potuta essere migliore esposizione se non alla DesignArts gallery: dove opere d’artisti contemporanei ed oggetti moderni di design impreziosiscono un già raffinato appartamento seicentesco.
greta travagliati
mostra visitata il 27 gennaio 2005
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