Lo sguardo malinconico di Marylin Monroe, il sorriso beffardo e vitale di Pablo Ricasso, l’assorto primo piano di Doris Lessing sono solo alcuni esempi della splendida carrellata di ritratti di Inge Morath, ora in mostra alla GAM di Bologna. La Morath ha fotografato, a partire dagli anni ’50, artisti e personaggi della cultura, cogliendoli in frammenti di vita quotidiana. La familiare frequentazione con i suoi soggetti l’ha di certo aiutata ad evidenziare in ciascuno la nota dominante del carattere.
Lo spettinato e sognante Heinrich Böll, surreale come i suoi romanzi o ancora l’elegante e altero profilo di Audrey Hepburn sono altri esempi di come lo sguardo della Morath sia stato capace di tradurre, nella foto, l’IO dei suoi soggetti. Non passerà inosservato anche Pablo Neruda. In piedi all’ingresso di un negozio, accanto a grandi fiori di carta e animali esotici appare come un affresco dell’America Latina, con la sua natura ridondante ed onirica… Colpisce il prevalere, fra i soggetti ritratti, di scultori e di letterati, forse due passioni della Morath che fu anche moglie di Arthur Miller. Sia Jean Arp, sia Alberto Giacometti sono fotografati all’interno dei loro studi intenti a lavorare, niente ,perciò, di più lontano da un pomposo ritratto ufficiale.Analogamente si può osservare un Philip Roth a casa davanti alla sua personale biblioteca. Per assurdo si può arrivare a dire che Inge Morath sia assente, è la macchina fotografica a essere protagonista, nessuna interferenza da parte dell’artista con i soggetti ritratti. La scelta stessa della fotografia in bianco e nero sembra essere finalizzata a permettere una maggiore forza espressiva ai volti, più che una personale scelta estetica dell’artista.Il colore a volte può distrarre, mentre il bianco e nero aiuta a concentrarci sui particolari di un viso o di un’atmosfera che circonda la persona. Un’occasione unica per conoscere più approfonditamente tanti personaggi noti.
Giulia Farinelli
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