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Fino al 2.IX.2001 | Inge Morath Ritratti | Bologna, Galleria d’Arte Moderna

di - 24 Agosto 2001

Lo sguardo malinconico di Marylin Monroe, il sorriso beffardo e vitale di Pablo Ricasso, l’assorto primo piano di Doris Lessing sono solo alcuni esempi della splendida carrellata di ritratti di Inge Morath, ora in mostra alla GAM di Bologna. La Morath ha fotografato, a partire dagli anni ’50, artisti e personaggi della cultura, cogliendoli in frammenti di vita quotidiana. La familiare frequentazione con i suoi soggetti l’ha di certo aiutata ad evidenziare in ciascuno la nota dominante del carattere. Il ritratto, nelle opere d’arte, è tra le più difficili, a lui si chiede di distinguerci, connotarci nella nostra unicità ma per far ciò l’artista deve saperci “vedere” ed entrare nella nostra psiche.Fermare poi, nell’opera, quel raro momento in cui la nostra più intima essenza si affaccia all’esterno, rendendola così visibile e intelligibile a tutti. Oggi tutti sappiamo che Marylin arrivò al suicidio, ma chi nel 1960 avrebbe ritratto la diva impegnata in una danza spontanea all’ombra di un albero, senza un sorriso, come fosse l’ultimo canto del bellissimo cigno?
Lo spettinato e sognante Heinrich Böll, surreale come i suoi romanzi o ancora l’elegante e altero profilo di Audrey Hepburn sono altri esempi di come lo sguardo della Morath sia stato capace di tradurre, nella foto, l’IO dei suoi soggetti. Non passerà inosservato anche Pablo Neruda. In piedi all’ingresso di un negozio, accanto a grandi fiori di carta e animali esotici appare come un affresco dell’America Latina, con la sua natura ridondante ed onirica… Colpisce il prevalere, fra i soggetti ritratti, di scultori e di letterati, forse due passioni della Morath che fu anche moglie di Arthur Miller. Sia Jean Arp, sia Alberto Giacometti sono fotografati all’interno dei loro studi intenti a lavorare, niente ,perciò, di più lontano da un pomposo ritratto ufficiale.Analogamente si può osservare un Philip Roth a casa davanti alla sua personale biblioteca. Per assurdo si può arrivare a dire che Inge Morath sia assente, è la macchina fotografica a essere protagonista, nessuna interferenza da parte dell’artista con i soggetti ritratti. La scelta stessa della fotografia in bianco e nero sembra essere finalizzata a permettere una maggiore forza espressiva ai volti, più che una personale scelta estetica dell’artista.Il colore a volte può distrarre, mentre il bianco e nero aiuta a concentrarci sui particolari di un viso o di un’atmosfera che circonda la persona. Un’occasione unica per conoscere più approfonditamente tanti personaggi noti.


Giulia Farinelli



“Inge Morath Ritratti”
Dal 6 Giugno 2001al 2 Settembre 2001
Bologna, Galleria d’Arte Moderna, Piazza Costituzione 3
Ingresso: intero, £ 8.000; ridotto, £ 4.000
Orari: dalle 10 alle 18, Sabato & Domenica sino alle 19 Chiuso lunedì
Tel: +39 051 502859 Fax: +39 051 371032 E–mail: infogam@comune.bologna.it

Internet: www.galleriadartemoderna.bo.it


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