Una personale che attraversa
lâesperienza di cinquantâanni di lavoro, di tenacia, di vocazione, e permette
solitamente di riconoscere passioni che mutano, contagi importanti, ricerche
particolari, un variare dâumori, interessi legati al tempo che dialogano,
interagiscono con le forme, i colori, la materia.
E se certamente è possibile
riconoscere onde diverse di creativitĂ (perfetta la scansione temporale
illustrata da Sandro Parmiggiani, che cura mostra e catalogo), questo limpido
itinerario avvicina, illustra, fa conoscere, con un centinaio dâopere,
lâattivitĂ di Mario Raciti (Milano, 1934), a conferma innanzitutto della coerenza
espressiva di questo pittore che pare in ogni etĂ voler fuggire le forme
riconoscibili, i segni netti, figure e oggetti.
Particolarmente suggestiva la sala
che raccoglie diversi quadri di Presenze-Assenze. Ma ritorna anche, nei titoli, Mistero e Mitologia. PerchĂŠ nelle opere di Raciti si
coglie, vicino in questo ad altri autori e correnti dellâInformale, la relazione
forte con la musica, priva di un denotato specifico, e la valorizzazione
dellâatto, del gesto in sĂŠ che lascia il segno, linee e colori. Intenso,
essenziale il legame, sempre misterioso (appunto!), con il subconscio, con
quanto vive nascostamente ed emerge per vie segrete. E anche il mito, come
ricorda consapevolmente lo stesso autore, âsottende sempre il problema
sotterraneoâ,
quanto non si può leggere, capire direttamente, celato a noi stessi: la stessa
essenza dellâuomo, al di lĂ della cronaca, âè miticaâ.
Colori chiari, spesso linee
sottili che paiono come perdersi senza meta, evocazione dâinfanzia per il
piacere dellâagire, la sorpresa dellâeffetto che incanta: e in quella
condizione sospesa, senza tempo, spesso paiono mescolarsi divertimento e
ironia, il piacere in sĂŠ del fare come memoria antropologica e lo sguardo
adulto, cosciente, intellettuale, che sa riconoscere il senso della propria
poetica.
E nel silenzio, per quanto non può
essere detto â le parole come le cose: nella chiarezza dellâenunciazione non si
permette allâinvisibile di emergere, di affiorare â si avvertono allusioni di
paesaggi, evocazioni dâambienti, memorie di sogni. La pittura, quelle tinte
chiare, lâinfanzia perduta, le linee che si perdono, gli âspiritelliâ paiono ricordare,
nucleo centrale del lavoro di Raciti, che non si può controllare il mondo
descrivendolo, raccontandolo, spiegandolo.
Ma ci si può mettere in condizione
dâintimo ascolto, filtrare noi e il mondo con sensibilitĂ , discrezione,
speciale delicatezza, permettendo che i colori si amalgamino con quanto non si
sa, non si può dire. Ma può apparire: nello splendore di una tela.
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valeria ottolenghi
mostra visitata il 18 aprile 2010
dal 13 marzo al 2 maggio 2010
Mario Raciti â
La pittura dellâignoto
a cura di Sandro Parmiggiani
Palazzo Magnani
Corso Garibaldi, 29 â 42100 Reggio Emilia
Orario: da martedĂŹ a domenica ore 10-13 e 15.30-19
Ingresso: intero ⏠5; ridotto ⏠4
Catalogo Skira
Info: tel. +39 0522454437; fax +39 0522444436; info@palazzomagnani.it; www.palazzomagnani.it
[exibart]
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