Categorie: Mercato

Alla fine della fiera, TEFAF è la liturgia laica del mercato dell’arte

di - 17 Marzo 2026

Nessuna cascata strabordante di fiori, stavolta, per la fiera delle meraviglie di Maastricht. C’è un’installazione più sobria, compassata, tinte tenui e un’eleganza silenziosa all’ingresso di TEFAF 2026. «Faccio una foto in questo punto ogni anno, da almeno dieci edizioni», racconta con orgoglio una studiosa di Liegi. E lì s’innesca, puntuale, la liturgia laica del MECC: passi lenti sulla moquette, sguardi obliqui che misurano le opere, cataloghi sottobraccio, eccitazione quieta. Dissolti le ostriche e lo champagne della preview, nei corridoi si affollano scampoli di appassionati, studenti, anche famiglie e passeggini nel weekend; mentre tra i 276 stand i bollini rossi punteggiano le pareti, mai famelici – vendu, venduto, sold – piccole epigrafi di un mercato in salute, a dispetto delle tensioni internazionali. «Le acquisizioni avvenute sin dalle prime ore confermano che, anche in tempi incerti, i collezionisti restano profondamente impegnati nell’acquisizione di opere davvero eccezionali», conferma Boris Vervoordt, a nome del Comitato Esecutivo di TEFAF. In numeri: sale del 5% il numero dei visitatori (dati della preview), cresce più del 10% la rappresentanza museale – 450 istituzioni tra direttori, curatori e gruppi di patroni. Sono loro, d’altronde, a fare incetta di capolavori. Vedi l’olio su tela del 1654 di Willem Drost, Man with a Plumed Red Beret, la galleria Agnews lo vende alla Leiden Collection, la principale collezione privata al mondo di opere di Rembrandt e della sua scuola. Vedi ancora l’italiana Antonacci Lapiccirella Fine Art, con due dipinti di Gustaf Fjaestad acquisiti rispettivamente da una grande collezione europea e da una fondazione canadese, entrambi per cifre a sei zeri; mentre uno schizzo a olio dell’artista svizzero J.J. Frey, nello stesso booth, viene assegnato a un museo USA. Ma c’è anche «molto interesse da parte di due musei americani per la rarissima Aurora Boreale dell’artista svedese H. Hertzoff», rivela a exibart la gallerista Francesca Antonacci, «così come per il ritrovato Autoritratto al cavalletto dell’artista parigina H. Daux da parte di un museo francese».

Willem Claesz Heda, A Banquet Still Life. Courtesy: Bijl-Van Urk Masterpaintings

Capolavori vagliati dal più rigoroso dei vetting, unici, garantiti – ora la speranza è l’intromissione delle cariche istituzionali. E l’acquisto, e l’ingresso nelle collezioni dei musei. Così per la caravella di corallo esposta da Altomani & Sons, un tripudio di dettagli – cannoni, pennoni in argento, marinai che si arrampicano sulle funi, le botti per le polveri da sparo, i mascheroni – la realizzava intorno al 1680 Ippolito Ciotta, a Palermo, ed è citata negli archivi della collezione Chiaramonte Bordonaro. Sappiamo che suscitò perfino l’interesse di Churchill, che tentò l’acquisto; oggi l’asking price, a Maastricht, è di € 3,5 milioni. «Dalla quantità di bollini rossi sembra una mostra di morbillosi», scherza l’antiquario Andrea Ciaroni a proposito di TEFAF 2026. «Noi stiamo lavorando bene», rivela a exibart, «ma solo con musei americani. Abbiamo posizionato maioliche del Rinascimento e bronzi, con un range da € 100.000 al milione». Nello stand, un’attenzione particolare è riservata alla dimensione divulgativa, con ricostruzioni video meticolose che raccontano scoperte e collezioni rare. TEFAF che è anche studio, è ricerca, è fare il punto sulla storia dell’arte. «Se alziamo tutti il livello, e qui a Maastricht è già il più alto che si possa trovare, possiamo fare davvero grandi cose».

Willem Drost, Man with a Plumed Red Beret, 1654. Photo: courtesy Agnews Gallery/Leiden Collection

È un viaggio lungo settemila anni, compresso negli stand in pochi metri di moquette. Più che mai cross-category, dall’antico (impareggiabile) al contemporaneo (che vede il culmine a maggio, a New York), spaziando per il meglio di design, arazzi, gioielli, oggetti d’arte. I prezzi, altrettanto eterogenei, da decine di migliaia di euro nel settore “giovane” Showcase fino ai colossi internazionali. Alla spicciolata: la Stele di Medea da David Aaron, che ha trovato casa presso una «importante istituzione», aveva un prezzo richiesto di £ 450.000. Il Liechtenstein Tacuinum Sanitatis, manoscritto miniato padovano di metà Quattrocento, portato a Maastricht da Dr. Jörn Günther Rare Books, è stato venduto per CHF 5 milioni. L’americana Gallery 19C ha assegnato L’homme est en mer (1887-1889) dell’artista francese Virginie Demont-Breton al Van Gogh Museum per un prezzo stimato tra € 500.000 e 1 milione. Caretto & Occhinegro ha venduto il suo pezzo forte The Pentecost di Jean Cousin I a una collezione privata, così come The Capture of Christ di Pieter Coecke van Aelst, che aveva un asking price nella regione di € 250.000. E risulta presto venduta nello stand di Matteo Salamon la natura morta di Giacomo Francesco Cipper, detto Il Todeschini («Un’edizione frizzante», la definisce il gallerista, «con un’offerta che sembra superare le edizioni passate e un pubblico che risponde positivamente»). E ancora. Bijl-Van Urk Masterpaintings, con prezzi tra €100.000 e €1 milione, piazza il ricciolo di limone di A Banquet Still Life di Willem Claesz. Heda a un collezionista privato («rappresenta il meglio di quello che una still life olandese abbia da offrire», riporta la didascalia, ora marchiata dal bollino scarlatto) e Small Ships in Heavy Weather di Jan Porcellis alla Kremer Collection. Mentre il Nero’s Vase della galleria Stuart Lochhead Sculpture, realizzato nel I secolo d.C. – faceva parte della residenza imperiale Domus Transitoria – è stato comprato per circa £ 1,8 milioni da un non meglio identificato museo degli Stati Uniti. Basta a rendere l’idea.

Giacomo Francesco Cipper, detto il Todeschini (Feldkirch 1664 – 1736 Milano), Natura morta con piatto di olive, piatto di fichi, formaggi, sedani, una bottiglia e calice, 1700. Courtesy: Matteo Salamon

L’occasione, il TEFAF di Maastricht, è quella giusta per esporre i nomi meno sexy dell’arte, ci sono gli intenditori più esigenti, e più fini, tra i corridoi del MECC. Inclusi gli ultra-blasonati drappelli istituzionali. Lo sa bene Robilant + Voena, che accanto ai lavori di Picasso e Fontana, espone un fondo oro quattrocentesco di Neri di Bicci, con un asking price a sette cifre. «È un museo in vendita», il commento alla stampa di Marco Voena, «con la differenza che puoi toccare le opere d’arte come al supermercato!». E dichiara un range di opere vendute dai 200 ai 500.000 euro. Discorso analogo per Porcini Gallery, che espone un enorme presepe settecentesco, di quelli già venduti negli anni a colossi come The Art Institute of Chicago; per la collezione Van Gelder di ceramiche farmaceutiche esposte da Aronson Antiquairs – allestimento spettacolare, ci si stupisce ancora al TEFAF, sì; per la “solita wunderkammer” di Kugel, che include veri e propri album di pietre dure commissionati sul finire del Seicento da Monsignor Leone Strozzi, li celebrò tra gli altri il filosofo Montesquieu. Nessun bisogno di nomi blockbuster, nel cuore freddo dei Paesi Bassi. Che poi non mancano, s’intende. Artemisia Gentileschi – all’asta da Christie’s fissava a febbraio un nuovo record per $ 5,69 milioni – presenzia nel 2026 con ben quattro capolavori sparpagliati tra gli stand: uno lo espone Fondantico di Tiziana Sassoli, raffigura Santa Maria Maddalena Penitente – «ci sono richieste da parte di un museo americano», rivela a exibart la gallerista, che menziona anche l’interesse per altri lavori, come Gli Argonauti di Gaetano Gandolfi e un raro dipinto su tavola di Lorenzo Costa. «Ci auspichiamo di chiudere le trattative avviate». Mentre da Colnaghi, Ritratto di Isabella Ruini con dama di compagnia – mani gioielli tessuti ricami – di Lavinia Fontana, firmato e recentemente riscoperto, finisce dritto a una collezione privata asiatica.

Lavinia Fontana, Portrait of Isabella Ruini Angelelli, 1593. Courtesy: Colnaghi

Si consumano con calma, senza la fretta spasmodica del contemporary, gli affari grossi per l’antico, anche negli ultimi giorni di fiera. Che, non a caso, dura più delle regine del contemporaneo. «In un momento storico segnato da tensioni geopolitiche, incertezze economiche e trasformazioni tecnologiche», dichiara a exibart l’antiquaria Alessandra Di Castro, «l’arte assume sempre più il ruolo di bene rifugio. A TEFAF questo è evidente: la solidità delle opere, la provenienza, l’affidabilità degli operatori, l’originalità degli intrecci e degli accostamenti degli oggetti orientano le scelte dei collezionisti più attenti. I visitatori dimostrano sempre di più di essere aggiornati e informati, consapevoli di quanto accade nei diversi ambiti del nostro complesso ecosistema». Un mercato che aspetta, sedimenta, seleziona. Alla fine della fiera, il rito è compiuto.

Gustaf FJÆSTAD, Paesaggio innevato, 1913. Courtesy: Antonacci Lapiccirella Fine Art
Artemisia Gentileschi, Santa Maria Maddalena Penitente. Courtesy: Fondantico di Tiziana Sassoli

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