Categorie: Mostre

La natura abita nella pittura di Pasquale Di Fazio: la mostra a Bologna

di - 19 Giugno 2026

A Bologna, negli spazi della Simon Bart Gallery, è visitabile fino al 23 giugno 2026 Il giardino interiore, mostra personale di Pasquale Di Fazio, artista che negli ultimi decenni ha sviluppato una ricerca incentrata sulle possibilità espressive della pittura e sulla capacità del colore di costruire spazi mentali ed emotivi. L’esposizione presenta un nucleo di opere recenti che segnano un passaggio significativo all’interno del suo percorso pittorico, introducendo una presenza figurativa inedita che emerge dai fondali astratti divenuti negli anni il tratto distintivo della sua produzione.

Al centro della mostra vi è infatti l’apparizione del fiore, una forma che sembra affiorare lentamente dalla materia pittorica stessa. Le campiture cromatiche, le geometrie sospese e le vibrazioni luminose che hanno caratterizzato a lungo il lavoro di Di Fazio continuano a occupare la superficie della tela ma diventano ora il terreno da cui prende forma un elemento riconoscibile, quasi fosse il risultato di una lenta sedimentazione interiore.

La novità di questo ciclo risiede proprio nel rapporto tra astrazione e immagine. I fiori non interrompono il linguaggio costruito dall’artista negli anni ma sembrano esserne una naturale evoluzione. Emergono come presenze fragili e silenziose, custodite all’interno di paesaggi mentali dove il colore continua a svolgere un ruolo centrale. Le superfici conservano infatti quella profondità atmosferica che caratterizza la sua pittura, fatta di stratificazioni, velature e armonie cromatiche capaci di suggerire dimensioni contemplative più che descrittive.

Il titolo della mostra offre una chiave di lettura significativa. Il giardino viene infatti inteso come spazio interiore, costruito attraverso la la cura e l’attesa. In questo senso il percorso espositivo assume una dimensione meditativa e invita a una fruizione lenta, lontana dalla logica dell’immagine immediata. Le opere sembrano proporre una riflessione sul rapporto tra crescita e trasformazione, facendo del giardino una metafora della vita interiore e della capacità di custodire forme di bellezza anche nei momenti di maggiore frammentazione del presente.

Nato nel 1960, Pasquale Di Fazio si dedica completamente alla pittura dalla metà degli anni Ottanta. Autodidatta, ha esordito con una ricerca legata al paesaggio e alla natura, sviluppando progressivamente un linguaggio personale costruito attraverso l’uso combinato di tecniche e materiali differenti, dall’olio agli acrilici, dal legno alla juta. Le campagne toscane, la luce e gli elementi naturali hanno rappresentato per lungo tempo il principale riferimento della sua immaginazione pittorica.

Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Duemila ha partecipato a numerosi premi e concorsi nazionali, ottenendo riconoscimenti come il Premio Giorgio Mondadori Arte, la Medaglia del Presidente della Repubblica conferita da Oscar Luigi Scalfaro e il Premio Pinceau d’Or di Marina di Ravenna. Parallelamente ha esposto in Italia e all’estero, tra Europa, Russia e Stati Uniti.

Con il passare degli anni la sua ricerca si è progressivamente allontanata dalla rappresentazione del paesaggio per concentrarsi sulle potenzialità dell’astrazione. Nelle sue opere più mature il colore diventa protagonista assoluto, organizzando lo spazio attraverso tensioni luminose, ritmi compositivi e relazioni cromatiche che rinunciano al riferimento diretto al reale. Le tele costruiscono ambienti percettivi nei quali forma e materia tendono a coincidere, generando immagini aperte all’interpretazione dello spettatore.

Il giardino interiore si inserisce in questa traiettoria, introducendo una nuova possibilità. I fiori che emergono dalle superfici segnano una riflessione sul modo in cui la natura continua ad abitare la pittura anche quando ogni riferimento descrittivo sembra essere stato abbandonato. È come se, dopo anni di immersione nell’astrazione, la memoria delle forme naturali riemergesse dall’interno stesso del colore, trasformandosi in presenza simbolica e poetica.

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