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Fino al 20.VII.2002 | Rona Pondick | Bologna, Gam

di - 18 Aprile 2002

Lo spazio della GAM presenta 11 sculture-installazioni realizzate tra il 1998 e il 2001, tutte fortemente legate l’una all’altra in un percorso che dalla prima opera diviene sempre più bizzarro e straniante. E’ difficile descrivere cosa veramente si prova guardando questi esseri ibridi e lucidissimi, metà umani, con il calco di parti corporee dell’artista stessa, metà animali. Non si può affermare che queste sculture siano delle creature zoomorfe, sono delle parti di, sono corpi fluidi, caduti e solidificati come ghiaccio, liscissimi, magri, contorti senza sforzo, snodati, di un’eleganza monocroma immobilizzata come davanti allo sguardo di Medusa. Pussy Willow Tree è un’enorme spilla che era un albero. E’ un bijou, come Worry Beads è quasi un pezzo di un ritrovamento archeologico. Sono distesi a terra, stanchi come certe ballerine di Degas, usciti da un lavoro scultoreo molto particolare, come se l’acciaio fosse ghiaccio; figure congelate, come un Bernini hight-tech, come un Canova inquieto.
Persone in laboratorio, in stanze operatorie perfettamente bianche e senza suoni, dove hanno subito delle metamorfosi arrestate prima del raggiungimento del risultato finale, in uno stato al di là del naturale, come se fossero stati ed ora siano altro: un nuovo concetto di corporeità percepita quasi come reliquia di santo protetto da una teca, o ancora meglio come Biancaneve dormiente sotto il cristallo. Ma le forme sono frammenti nudi e duttili, come per rifuggire una delusione esterna, una sconfitta, ed è così che si abbandonano all’ultimo gesto tecnologico, facendosi manipolare per migliorare l’esistenza nella consapevolezza di vulnerabilità. Idee, coraggio di utilizzare e scambiare informazioni per creare nuovi valori e nuovi legami. E alla fine il coraggio di ritrarsi come una sfinge in Dog o come una testa – il calco del volto dell’artista – con corna gigantesche da caprone selvaggio. Queste sculture richiamano l’antichità panica, una foresta ricca di simboli, di labirinti.
L’esposizione mostra una sorta d’esibizione di ciò che potrebbe avvenire, uno stadio fisico raggiungibile per sbaglio o per volontà, non nascondendo il risultato anche spaventoso della creatura errata, dell’esperimento azzardato che genera il punto di vista del mostro.

Erica Eccher


GAM, piazza costituzione 3, 10 – 18; chiuso il lunedì, euro 4/2, 051.502859 ufficiostampaGAM@comune.bologna.it

[exibart]

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