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fino al 20.XII.2003 | Arte ad alta tensione. Due generazioni di futuristi | Bologna, Palazzo Saraceni

di - 7 Novembre 2003

Velocità, simultaneità e dinamismo. La frenesia della vita moderna e la celebrazione della macchina decantati dalla prima avanguardia italiana attraverso i percorsi cronologici di alcuni dei suoi protagonisti che si mescolano, in questa occasione, in modo disordinato tra Primo e Secondo Futurismo.
La mostra, a cura di Vittoria Coen nella sede della Cassa di Risparmio di Bologna, presenta una cinquantina di opere provenienti soprattutto da collezioni private. Una scelta espositiva un po’ confusa – che va dai lavori pre-futuristi agli anni culminanti, dalla seconda ondata al ritorno all’ordine – senza uno svolgimento cronologico e con la selezione di alcune personalità minori e opere poco rappresentative rispetto alle istanze del movimento. Dal divisionismo filamentoso degli esordi di Giacomo Balla nel Ritratto di donna e paesaggi con il ricorso al controluce e alla pennellata ondulata, per filamenti stridenti, dai cromatismi complementari di ascendenza simbolista, si passa alla sola opera presente di Umberto Boccioni, un paesaggio del 1908 ancora lontano dalla svolta stilistica fatta di accensioni cromatiche e movimenti convulsi a partire da La città che sale. A seguire i lavori di Giovanni Korompay, Hugo Scheiber, Roberto Marcello Baldessari e le sculture di Renato di Bosso, mentre la figura del bolognese Angelo Caviglioni, futurista sin dagli anni dieci e attivo anche nel secondo dopoguerra, assume un rilievo particolare con due opere inedite, di cui Dinamismo di un trenoè una piccola composizione di linee che si incuneano in una spazialità aggrovigliata, una densità materica e coloristica singolare. Il confronto si sposta con il Secondo Futurismo, da Fillia tra gli esempi dell’aeropittura, mutevole e provvisoria, con una visione schiacciata e rotante che si amalgama compenetrandosi, a Tato con un’immagine percepita dall’alto, paesaggi di sorvolo, mobili e sfuggenti, che assumono accenti lirici e fantastici, Enrico Prampolini e i suoi reperti polimaterici dalla gamma scura e terrosa, il mitteleuropeo Nicolas Diulgheroff, Gino Severini e la ricostruzione futurista tra il ludico e il meccanico trionfante diFortunato Depero. La propensione ad una rinascita totalizzante e il tentativo di coinvolgere l’ambiente attraverso il decorativismo si concretizza negli oggetti d’uso quotidiano, nei complessi plastici, nella moda e negli arredi; il mondo si semplifica e si sintetizza in armonie di colori, soprattutto in Balla, come dimostrano i lavori esposti, in cui il dinamismo si tramuta in forme astratte, in stilemi decorativi di grande leggerezza e fluidità.
Conclude questa mescolanza temporale il Mario Sironi dell’implosione e del ritorno all’ordine degli anni venti, cui seguirà il controllo delle “grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere e dalla sommossa” e la fine dell’estetica futurista contro il passatismo. Per un nuovo ritorno alle origini.

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elvira vannini
mostra visitata il 30 ottobre 2003


Arte ad alta tensione. Due generazioni di futuristi
Bologna, Palazzo Saraceni, via Farini 15
Ingresso libero
Orario: lun/ven 10-12:30/15-19
Tel. 051 230727


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