Vale la pena di seguire il percorso che undici artisti hanno studiato tra le vie del centro storico di Reggio Emilia. Grazie al supporto di una galleria, alla qualità del lavoro e all’idea del giovane artista Simone Ferrarini (Reggio Emilia, 1978), il progetto Wg’s è perfettamente riuscito. Non solo per merito del folto pubblico che ha visitato gli appartamenti, ma anche per l’interpretazione degli artisti stessi, che hanno saputo “invadere” con discrezione la quotidianità di uno spazio vissuto, senza intaccarne l’intimità o snaturarne le caratteristiche, adattandosi all’abitazione prescelta.
Damiano Colacito (Atria, 1973) ha scelto la casa di un appassionato di videogames per fondere il reale al virtuale, costruendo nel salotto la sua barricata, m_mission2006, già presentata a Chieti nella mostra Index, che riproduce materialmente, tramite pannelli di legno lavorati a mano, alcuni passaggi del primo videogioco di guerra a prospettiva immersiva. Il gioco sta dunque nello shock percettivo del riporto materico a scala reale di oggetti virtuali, come fosse una proiezione mentale.
Anna Rossi (Bologna, 1973) ha invece occupato Casa Battini. In un luogo animato dalla confusione, l’artista ha catalogato idealmente il disordine, fotografandolo e trasformandolo in cartolina. Gli scatti, dai tagli particolari, apportano valore ad un luogo intimo donandogli l’importanza di una piazza, con un bianco-nero che segna un senso di allontanamento spazio-temporale. Minimale è l’intervento di Simone Cesarini (Novafeltria, 1970), che trasforma una stanza angusta in spazio organico e vivente.
Nell’ipnotico video Remain open infatti, visibile sullo schermo di un portatile, l’ambiente viene riprodotto e fatto respirare –con il sonoro di un respiro notturno, rallentato ma cosciente- come fosse un organismo che pulsa e vive assieme a chi lo abita.
Per Sung He Oh (Seoul, 1968 ), che ha scelto un loft molto zen, le ipotetiche parti del corpo del proprietario diventano oggetti per una tavola imbandita e per abiti tovaglia. Le stoviglie di Invito a tavola assumono una connotazione fortemente simbolica, mentre s’intravedono sull’argilla le impronte delle nocche delle mani e le venature di superficie della pelle. Passando per Corrado Tamburini (Castelnovo ne’ Monti, 1967) che in Oddio visite! destabilizza un’atmosfera quasi sacrale, e Hyena (Reggio Emilia, 1965) –Lui ed io in piazza– che ricrea l’idea di una piazza dove s’incrociano caratteristiche differenti, si arriva Nella tana del coniglio di Silvia Camporesi (Forlì, 1973), dove una scia di conigli rossi ci trasportano in un onirico Paese delle Meraviglie a dimensione privata, tra enigmi e castelli di carte.
Concludono il percorso Alessandro Bartoli (Reggio Emilia, 1960) e Alessandra Binini (Reggio Emilia, 1963) che in Surf party/Michele si riappropriano nostalgicamente degli spazi di vita di un surfista.
Vanessa Chimera (Udine, 1971) e Paolo Bertocchi (Bologna, 1968), invece, in Sollevato, sospendono impercettibilmente l’intero salotto di un architetto con fili di nylon. Forse l’intervento concettualmente più riuscito per la capacità di sfruttare –in un modo per nulla invasivo- gli elementi già presenti in casa.
francesca baboni
mostra visitata il 30 settembre 2006
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